Ritardi e disagi, l’ospedale di Serra è sempre nella bufera

L'ospedale di Serra San Bruno

I ritardi nell’esecuzione dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento del reparto di Lungodegenza e nell’apertura del reparto di Riabilitazione dell’ospedale “San Bruno” hanno risollevato l’attenzione su una struttura che, al netto della manutenzione esterna, sembra essere, allo stato attuale, inadeguata rispetto alle esigenze della popolazione delle Serre. Al cambiamento di manager nell’ultimo decennio non ha fatto seguito un’inversione di tendenza e gli annunci non sono ormai ritenuti dalla gente degni di credibilità.

LA STORIA RECENTE Le disposizioni del Piano di rientro hanno ridimensionato la struttura – ridenominata “ospedale di montagna” – prevedendo solo un Pronto soccorso, un reparto di Medicina ed una Chirurgia elettiva ridotta con interventi in Day surgery, a cui sono stati appunto aggiunti i posti letto per post-acuti. Ma, in realtà, il processo di “smantellamento” era già iniziato sin dall’aprile 2007 quando le attività del reparto di Ginecologia ed Ostetricia furono sospese con la giustificazione ufficiale della necessità di sostituire i pavimenti della sala operatoria. Il trascorrere del tempo ha svelato quanto pretestuoso fosse tale provvedimento, poiché, una volta ultimati i lavori, nessun atto di riapertura del reparto è stato disposta.

Più recentemente, le minacce (per ora sventate) sono arrivate dalla famosa postilla inserita nei decreti dell’ex commissario Massimo Scura secondo cui “il nuovo presidio (di Vibo) è maggiore dei posti letto programmati e sostituisce totalmente l’attuale offerta pubblica dell’area interessata”.

L’ATTUALITA’ Al momento le difficoltà maggiori (che non paiono poter essere superate dalla promessa di messa in disponibilità di un’automedica) arrivano dalla mancanza di una seconda ambulanza in grado di “coprire” il territorio nei momenti di altro impiego dell’ambulanza principale. Ed infatti sono diversi i casi registrati negli ultimi mesi di pazienti rimasti in attesa dell’arrivo del mezzo o trasportati in ospedale con veicoli privati.

Tralasciando il caso della chiusura del punto cottura, disposto dal Dipartimento Prevenzione dell’Asp di Vibo su “invito dei Nas”, sono diverse le problematiche presenti.

Prima dell’ultimo Natale è stato motivo di disagi il mancato funzionamento del secondo ascensore (il primo non è utilizzato da anni, il terzo serve per il trasporto dei pasti), utilizzato per il trasporto dei pazienti, il cui motorino è stato sostituito solo negli ultimissimi giorni di dicembre.

A gennaio 2018 ha destato scalpore, anche a livello nazionale, la disposizione di alcuni morti nel corridoio adiacente all’obitorio, causa insufficienza in termini di spazio dello stesso. Nelle scorse settimane il Codacons ha posto l’accento sui ritardi relativi alla consegna dei referti ai cittadini lamentando le criticità esistenti e negli ultimi giorni ha sottolineato i ritardi relativi alla Riabilitazione ed alla Lungodegenza.

Sempre in tema di Sanità, altro caso degno di nota è rappresentato dall’operazione condotta dai Carabinieri contro il fenomeno dell’assenteismo al Distretto.

LA SFIDUCIA Tutto ciò ha determinato un clima di sfiducia della comunità che non riconosce più nel nosocomio serrese un baluardo fondamentale per la difesa della salute: il pessimo stato della viabilità vibonese non garantisce inoltre trasferimenti tempestivi ed i pericoli per gli utenti di un territorio svantaggiato crescono anziché diminuire.

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