Una domenica pomeriggio da incorniciare, una vittoria fondata sul carattere. Simone Rigirozzo, giovane centrale della Domotek Volley Reggio Calabria, ha lasciato il campo con la soddisfazione di aver contribuito in modo decisivo al successo per 3-0 sulla Viridex Sabaudia. Ma tra i commenti a caldo, il ragazzo di Reggio Calabria mostra una maturità che va oltre i suoi anni, un mix di grinta e umiltà che sta diventando il suo marchio di fabbrica.
“È stata una bella, bella partita. Un pomeriggio pazzesco contro un grande avversario. Vanno sottolineati: nonostante i loro acciacchi e problemi di preparazione, hanno combattuto fino alla fine. Non hanno mai mollato il pallone. La nostra reazione, però, è stata perfetta”.
La domanda è quasi d’obbligo: se all’inizio del campionato qualcuno gli avesse prospettato una partita del genere avrebbe firmato subito?
”Sì, certo, avrei firmato subito – ammette con un sorriso – All’inizio non sapevo niente, ma questo è frutto di una crescita che sta andando al passo giusto. In una carriera ci sono momenti alti e bassi, capita di essere meno concentrati. Domenica, penso di essere stato molto, molto concentrato”.
La sua stagione è un crescendo di prestazioni che non passano inosservate. Si parla sempre più del suo nome, della sua altezza, della sua efficacia in campo: “Tocca volare all’altezza giusta. Si spera sempre di continuare così in campo. L’obiettivo è arrivare a livello nazionale. Vestire la maglia azzurra sarebbe l’ideale. So che è difficile, siamo tanti i giovani che si impegnano tantissimo, che sono fortissimi. Sto lottando anche per questo, per avere un posto prima che diventi troppo grande”.
Dietro il “volare” di cui parla, però, c’è un lavoro immenso: ”C’è tantissimo sacrificio personale e collettivo. E molto del merito va allo staff tecnico, al mister Polimeni, che è preparatissimo e ci crede giorno per giorno. Su di me sta facendo un lavoro pazzesco. Tengo a ringraziare tutta la società per l’opportunità che mi sta dando. Come dico sempre, bisogna mantenere la testa bassa e uscire dal campo col sorriso, a prescindere dal risultato”.
Una sfida particolare, quella contro i centrali avversari, esperti e conosciuti. ”È stata dura anche da quel punto di vista, molto dura. La Viridex ha un gioco sui centrali molto articolato, sono bravi. Era uno dei punti da studiare, e l’abbiamo fatto”.
Prima dei saluti, una dedica sentita, che riporta tutto alla dimensione umana del giovane atleta. ”La dedica va a mamma e papà che mi seguono sempre, alle mie sorelle Giulia e Martina che sono a casa e mi stavano guardando. A nonna, a Pierluigi, Sofia e Miriam. E ovviamente a tutti quelli che mi hanno sostenuto”.