RIFLESSIONI Non si fissa l’appuntamento con l’ignoto, non si aggira il destino con la retorica

Non si fissa l'appuntamento con l'ignoto

Ha senso affidarsi alla speranza? Confidare in essa? Per offrire risposte di senso compiuto a domande dai toni esistenziali è opportuno, prima di tutto, tentare di capire cosa essa sia, provare a definirne i contorni che, però, quantunque ci si possa impegnare, rimarranno sempre sfuggenti, inafferrabili.

E’ proprio questa una delle debolezze insite nel concetto di speranza: la sua inesistenza, un sogno appena più solido, una versione light della preghiera che, tuttavia, ha basi molto robuste potendo confidare sulla richiesta di soccorso inoltrata a figure divine, almeno per i credenti. Dunque in quale stanza dell’anima dimorano le speranze? Al contrario di quel che si potrebbe immaginare, in quelle meno esposte al sole della razionalità, in quelle oscurate dalla pigrizia dei sentimenti. Si presenta instabile, con le pareti colorate di attesa passiva, talvolta immobile. Sperare significa puntare le proprie possibilità sul destino, che altro non è se non il nome con cui cerchiamo, utilitaristicamente, di dare un senso agli eventi incomprensibili. Fatti che esibiscono tutta la nostra infinita impotenza, sottilissimo foglio di carta spazzato dalla loro soverchiante superiorità naturale. Punti neri impossibili da controllare, indomabili nella loro ferocia. Scappare a perdifiato girando attorno alle proprie ansie diventa allora il modo migliore per non correre rischi. La speranza non è nemmeno parente alla lontana di una visione ottimistica del futuro: semplicemente è il riflesso condizionato che porta nascondere un presente insoddisfacente sotto un velo così trasparente da inficiarne già in principio l’azione ingannatrice. Tradire i doveri del qui ed ora per rivendicare il diritto di fuga verso un domani che assume fantasiose sembianze provvidenziali. Debolezze del pensiero, ammiccamenti forzati davanti allo specchio su cui si intravedono gli aloni degli improvvisi stravolgimenti della vita. Prendere la patente che attribuisca la licenza di guidare con mani salde l’incertezza è un’illusione. Non si fissa l’appuntamento con l’ignoto: data, ora, forme e modalità con le quali esso si presenta ci sono sconosciute e pensare di schivarlo con la retorica delle parole trasudanti buoni sentimenti, unico scudo a disposizione dell’essere umano, è la più beffarda delle speranze.

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