Regionali, tutto il disinteresse del centrodestra verso la Calabria

La coalizione, con una scelta illogica, ha riaperto la partita delle elezioni

Sapevano di dover fronteggiare un centrosinistra che si vergognava così tanto di aver spappolato la Calabria negli ultimi cinque anni da trattare come un appestato Mario Oliverio, scaricato come l’ultimo dei consiglieri comunali del più piccolo dei paesini, salvo tentare di nascondersi pateticamente dietro la foglia di fico impersonata da Pippo Callipo, il candidato buono per tutte le relazioni, per tutte le coalizioni e per tutte le situazioni, compresa quella di legittimare, con la sua presenza, l’operato degli stessi soggetti macchiatisi del delitto di pessima amministrazione nella legislatura ormai giunta al capolinea; sapevano di dover fronteggiare un Movimento 5 Stelle che, se già è campione mondiale di devastante dilettantismo con i suoi rappresentanti nazionali, in Calabria tocca vette abissali di pressapochismo populista e velleitario.

Questi erano gli avversari, solo sulla carta, del centrodestra che, di fronte a questo scenario, avrebbe dovuto stravincere in carrozza le elezioni regionali del 26 gennaio e, invece, pur di combattere una guerra senza esclusione di colpi a Mario Occhiuto, si è incartato fino alla sera di venerdì 19 dicembre per trovare la quadra su colei che del sindaco di Cosenza è stata vice per due anni e mezzo a Palazzo dei Bruzi. Prima o dopo, è l’agognato auspicio, dovrà pur venire fuori la verità sui motivi che hanno indotto ad aprire le ostilità nei confronti del Primo Cittadino cosentino che, non appena ha ipotizzato pubblicamente l’eventualità di guidare la Regione, si è visto piovere addosso di tutto dal circo mediatico-giudiziario. Degno di ulteriore riflessione è il punto di caduta delle trattative interne alla coalizione di centrodestra (con Fratelli d’Italia a fare da spettatore nella contesa che interessava gli alleati), concretizzatosi nella scelta di puntare su un personaggio come Santelli. Un profilo che, per insipienza politico-amministrativa, sembra quasi tagliato ad hoc per fare rientrare pienamente in partita Callipo o, nella migliore delle ipotesi, per poter contare su una presidenza debole con tutto ciò che ne consegue. Il tira e molla dell’ultimo anno, perché tanto è durato lo scontro attorno alla candidatura alla presidenza, ha dimostrato, peraltro, in maniera inconfutabile, la presa di distanza dei diversi partiti del centrodestra nei confronti della Calabria e dei suoi drammi: singolare, a questo proposito, la selezione accurata delle parole che hanno accompagnato l’annuncio, formulato dalla Lega, di “accogliere” la decisione di Forza Italia. Una gelida presa d’atto, una opzione subita e dalla quale, fin dal primo istante, ci si intende allontanare rinunciando ai toni trionfalistici che sempre accompagnano dichiarazioni simili. Per chiunque non voglia farsi abbindolare da sempliciotti mestieranti della politica è più che sufficiente mettere a confronto l’urgenza e la relativa semplicità con cui Lega e centrodestra sono arrivate alla designazione di Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna e l’estenuante negoziato al quale hanno dato vita in Calabria: le differenti modalità e le dissomiglianze nella tempistica sono la più perfetta delle cartine di tornasole per comprendere, una volta di più, quanto i cittadini dell’estremo lembo della Penisola non godano di rispetto e quanto i loro tormenti quotidiani siano lontanissimo dalle preoccupazioni della politica nazionale.

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