Regionali. Trionfo dell’astensionismo e poca qualità: per il centrodestra ora iniziano le difficoltà

E' da adesso in poi che i vincitori incroceranno le avversità

Se a votare va meno della metà degli aventi diritto non c’è da stare allegri nemmeno se si indossano i panni luccicanti del vincitore. Commetterebbero un grave errore di valutazione, dunque, vertici rappresentanti vari e militanti del centrodestra se immaginassero, sia pur per un attimo, di avere di nuovo il mondo il mano. La maggioranza assoluta dei calabresi, disertando i seggi per i motivi più disparati, ha delegittimato, una volta di più, chiunque, non riconoscendosi e non riconoscendo autorevolezza ad un ceto autoreferenziale. Appare, quindi, stucchevole, oltre che demagogica, la cantilena stonata, che chi si astiene in occasione delle elezioni non ha poi diritto di parola né di lamentare alcunché. Ma chi l’ha detto? Chi l’ha stabilito? Dove sta scritto?

Tutt’altro, e l’esempio che arriva dagli emiliano-romagnoli, andati al voto contestualmente al popolo calabrese, è lì a dimostrarlo: rispetto al 2014, da quelle parti, è andato a votare il 30% in più di cittadini. Evidentemente, al netto della invasiva presenza di Matteo Salvini, hanno trovato, a differenza di quanto accaduto poco più di cinque anni fa, nell’offerta politica loro proposta qualcosa o qualcuno in cui identificarsi, che ne rappresentasse istanze e valori. Analoga situazione non si è concretizzata in Calabria dove il trend della bassa affluenza è rimasto sostanzialmente invariato se rapportato al 26 novembre 2014. Non avveniva così nelle competizioni elettorali precedenti, a testimonianza che la credibilità e la fiducia dell’opinione pubblica calabrese nei confronti della classe politica autoctona è andata progressivamente riducendosi. Peggio, si avverte con nettezza la sensazione che la politica non sia più in grado di incidere sulle vite di ciascuno. Non rassegnazione, ma una presa di coscienza che il mondo quotidiano procede lungo binari differenti rispetto a quelli battuti dai veri decisori. Per la compagnia di giro di Jole Santelli, che avrà l’onere di tirare fuori dalle secche dello sconforto una regione ad un tiro di schioppo dal fallimento definitivo, adesso arrivano le difficoltà, quelle vere. Vincere contro il dimesso centrosinistra trainato da un personaggio velleitario era semplicissimo e la disparità di forze nella composizione delle liste lo ha certificato. Il fiuto dei professionisti della politica non sbaglia mai e lo smottamento di eletti dal centrosinistra al centrodestra, nei mesi precedenti, aveva anticipato abbondantemente l’esito delle urne. E’ da adesso in poi che i vincitori incroceranno avversità, sia perché i tanti feudatari sparsi dal Pollino allo Stretto dovranno trovare una quadra su organigrammi competenti ed efficaci, sia perché le difficoltà in cui si dimena la Calabria sono talmente profonde che solo menti eccelse e cuori appassionati potrebbero riuscire a costruire quella svolta radicale da troppo tempo attesa invano. E, ad oggi, sulla carta, non si scorgono né le une né gli altri.

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