Regionali, spazzato da presuntuosi inesperti: c’era un volta il Movimento 5 Stelle

Giovanotti strappati al niente finiti in Parlamento senza riuscire ad articolare sul territorio un minimo di radicamento

C’era una volta il Movimento 5 Stelle in Calabria. Nessuna analisi politologica, senza prendere in considerazione la mediocrità dei rappresentanti pentastellati, riuscirebbe a cogliere l’essenza di un tracollo umiliante che in meno di due anni li ha fatti precipitare dalla vetta oltre il 43% conquistata alle Politiche del 4 marzo del 2018 agli inferi di un soffocante 7% raggranellato mestamente nelle Regionali celebratesi domenica 26 gennaio.

Anche per questo giro le porte di Palazzo Camapanella per loro resteranno sbarrate. Hanno smarrito il pass che ne avrebbe l’ingresso in un breve arco temporale durante il quale hanno dilapidato un patrimonio di consensi che sognavano di consolidare “corrompendo” il popolo con la truffa del reddito di cittadinanza. Un’illusione spazzata via dalla consapevolezza, coltivata dall’elettorato, di trovarsi di fronte ad una nuova casta, ben più pericolosa di quella che essi additavano al pubblico ludibrio. Mai, infatti, nella storia repubblicana una forza politica aveva espresso personale politico così scadente e, per di più, gonfiato dalla presunzione propria dei feroci giustizialisti senza macchia e senza paura. Quegli stessi giustizialisti senza macchia e senza paura che poi sono costretti ad arrossire perché, come candidato alla presidenza della Regione in Calabria, non riescono a tirare fuori qualcosa di meglio del cugino di un presunto boss della ‘ndrangheta. Leggi del contrappasso che hanno ghigliottinato proprio chi non conosce i principi elementari del garantismo. Roba che, fosse capitata dalle parti di PD o Forza Italia, avrebbe richiesto da parte loro l’intervento degli osservatori delle istituzioni internazionali. Perché i pretorini della moralità mica potevano sostenere un “nominato” come Carlo Tansi. Loro, i fustigatori in servizio permanente effettivo sono stati beffardamente divorati dalle loro stesse nevrosi. Ma del bruttissimo film girato dal MoVimento che tutto può (poteva) stanno già scorrendo i titoli di coda e la responsabilità ricade tutta sulle spalle di una rappresentanza parlamentare impreparata, senza cultura politica, spocchiosa come chiunque si ritrovi ad occupare posizioni immeritate piovute dal cielo. Autocandidature tracotanti respinte al mittente in un girotondo infinito di grettezza ed ottusità. Giovanotti strappati al niente finiti in Parlamento senza riuscire ad articolare sul territorio un minimo di radicamento. Persistendo a vanagloriarsi nel piccolo mondo della finta democrazia diretta del web, sono incappati infine in un candidato alla presidenza della Regione che fatica a mettere ordine tra i propri capelli, figurarsi se potesse essere considerato dai calabresi all’altezza di risolvere i gravissimi problemi con i quali combattono, loro sì, quotidianamente. Bastava osservarlo già nelle prime ore dopo l’esito elettorale per intuirne la totale confusione di chi non ha capito nemmeno per un attimo dove si trovasse e per quale motivo fosse entrato in una competizione di quel genere. Loro, i paladini della “Gente” che da quella stessa “Gente” sono scappati a gambe levate dopo aver carpito i voti (nemmeno le preferenze) piovuti addosso ad un gruppo politico ormai imploso e sulle cui spoglie banchetteranno coloro che pensavano di spazzare via alimentando l’odio sociale trasformato in programma politico.

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