Regionali. Ben svegliato a Nicola Irto (PD), che, però, è ben sveglio per talento naturale

Lasciate ogni speranza, o voi che entrate: il PD, a dispetto delle virate “romane”, a dispetto dei cambi di direzione nella linea politica, non riesce proprio a darsi una fisionomia definita e persiste a coltivare l’illusione di essere qualcosa di reale. Il corso degli eventi, soprattutto nelle periferie lontane dell’Impero di carta, dice tutt’altro e la Calabria è infelice testimonianza di un partito nato morto e mai in grado di smarcarsi dalla pusillanimità dei suoi capibastone locali. Potentati di cui finge di accorgersi solo oggi anche Nicola Irto, individuato come il profilo ideale per candidarsi alla guida della Regione nella corsa che si concluderà con le elezioni del prossimo autunno, e tiratosi fuori dalla mischia perché resosi infine conto di non poter contare su una base di partenza solida e, anzi, soggetta, ad una costante erosione del consenso sul versante sinistro presidiato con decisione e convinzione crescenti da Luigi De Magistris.

Non giochi con le parole e con i pensieri Irto, che potendo vantare a 39 anni un cursus honorum di tutto rispetto in una terra dalle mille ambiguità, è parte integrante e fondante di quel “Sistema” a cui, in un’intervista rilasciata al settimanale “L’Espresso”, vuole far credere di essere estraneo. Sa meglio di chiunque altro di aver raccolto voti ovunque e sa di non averli racimolati per il bel faccino o per la giovane età o perché riconosciuto profeta dalle idee rivoluzionarie; sa di essere stato nominato poco più che trentenne presidente del Consiglio regionale, con tutto il potere ed il prestigio che ne derivano, non perché considerato portatore di speranza, ma solo ed esclusivamente in virtù di quell’inferno geografico e correntizio che è la il PD calabrese. Nel colloquio con la giornalista Susanna Turco parla perfino di trasversalismo: ritiene davvero, nell’anno del Signore 2021, ci sia qualche imbecille che ancora crede ad una politica calabrese esente da interessi particolari e mischiati, fusi e confusi tra ambienti, partiti, coalizioni, solo all’apparenza su fronti diversi, ma nelle azioni concrete appiccicate agli stessi interessi, legittimi ed illegittimi? Un partito, quello nominalmente Democratico, commissariato a tempo indeterminato (Irto pare sia stato informato nelle ultime ore), già solo per questo impossibilitato a nutrire il proposito di essere diverso da quel che è: un’accozzaglia di spregevoli sfere d’influenza dove ciascuno guerreggia pur di ritagliarsi pochi millimetri di spazio finalizzati alla conservazione di uno status del quale la collettività non sa che farsene. Catene di comando che cooptano tramite una selezione al contrario utile per garantire il ristagno di postazioni e posizioni: e cosa importa se la città più grande della Calabria è in mano ad un branco pasticcione assiduo frequentatore delle aule di Tribunale? Ben svegliato allora al consigliere regionale Irto, che, però, è notoriamente ben sveglio per talento naturale.

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