Reggio ostaggio di ripicche infantili: consiglieri comunali tornate a bordo!

Stamattina alle 12 Saverio Pazzano, rappresentante de “La Strada” in Consiglio comunale, presenterà al Prefetto una richiesta di intervento perché al Comune di Reggio Calabria venga garantito il ruolo di controllo e vigilanza, prima di tutto delle minoranze. È da più di un mese che non funziona la Commissione Controllo e garanzia. In questa situazione di presunti brogli e in cui dovrebbe essere centrale il ruolo delle minoranze viene negato il diritto alla trasparenza. L’auspicio è che l’azione del docente reggino colga nel segno ed abbia la forza di scuotere dal torpore istituzioni ed opinione pubblica.

Perché, dopo la sarabanda di chiacchiere e gesti puramente simbolici che non conducono da nessuna parte, arriva inesorabile il momento della resa dei conti. Quello in cui prevale la consapevolezza che una Città Metropolitana non può rimanere a lungo ostaggio di ripicche e prese di posizione infantili. C’è, infatti, da gestire una fase delicatissima della storia e lo si deve fare viaggiando con il motore a pieno regime. Prima il centrosinistra, disertando le sedute della Commissione controllo e garanzia, ha sbattuto sul muro di gomma poco dignitosamente eretto da Massimo Ripepi (che della stessa è presidente). Egli, facendosi scudo del ruolo pubblico assunto in nome e per conto del centrodestra, si è nascosto dietro una opportunistica questione di principio legata ad un garantismo fuori luogo nel caso specifico e con ciò ha inchiodato, con la complicità dell’inettitudine conclamata dei colleghi di una parte e dell’altra, all’immobilismo l’organismo consiliare oggetto dell’iniziativa di Pazzano. Il nome del pastore della Chiesa cristiana “Gesù Cristo è il Signore” è finito, come si ricorderà, in una indagine su presunti abusi sessuali ai danni di una bambina e, in maniera del tutto indipendente dall’eventuale corso giudiziario dell’inchiesta, questo lo avrebbe dovuto indurre, come minimo, rassegnare le dimissioni dall’incarico, se non ad abbandonare lo scranno dell’Aula “Pietro Battaglia”. Non per una sottomissione ai diktat, quantunque indiretti, provenienti da altri poteri dello Stato, ma per una elementare ragione di decoro. Non lo ha fatto, non intende farlo, né il resto del centrodestra ha dimostrato di meritare rispettabilità sollevandolo dall’incarico. Ciò appurato, è doveroso andare avanti fotografando l’esistente con pragmatismo perché le urgenze affrontate da una comunità trafitta da un tran tran quotidiano all’insegna della disperazione meritano di avere la priorità su tutto. Quindi i consiglieri “tornino a bordo” e permettano la ripartenza dei lavori di una Commissione che, come ha giustamente sottolineato Saverio Pazzano, garantisce il “diritto alla trasparenza”, quanto mai messo a serissimo rischio in un Palazzo sul quale aleggia lo spettro di brogli e meschinità varie. Allo stesso modo il centrodestra decida ora, immediatamente, quale abito intende indossare nel corso della consiliatura: se quello comodo di una minoranza fragile e afona, a parole goffamente incendiaria ma nei fatti mansueta ed ammansita, oppure quello di una opposizione seriamente capace di incalzare un giorno sì e l’altro pure l’Amministrazione Falcomatà, non concedendo un attimo di tregua e facendo sentire il fiato sul collo alla compagine di governo municipale. Non con post su Facebook, ma con una condotta concretamente severa e pressante. Serviranno anni perché la Giustizia stabilisca cosa è successo davvero in occasione delle elezioni che hanno lasciato a Giuseppe Falcomatà la fascia tricolore di Primo Cittadino. Ognuno faccia il suo mestiere: i magistrati facciano il loro, con rigore ed equità; la politica locale, quella che deve occuparsi del presente drammatico dei reggini provando a far intravedere loro una luce in fondo al tunnel, faccia altrettanto. Il tempo della filosofia con la licenza elementare e dei giochini per far divertire consiglieri comunali che fantasticano di essere statisti è terminato da un pezzo e anche male.

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