Reggio è dolente ogni giorno di più: di spazio per i fiacchi non ce n’è

Accantoniamo divergenze ideologiche, riduciamo l’intensità delle divisioni e concentriamoci sulla realtà nuda e cruda, sfrondata da sovrastrutture, pregiudizi, idiosincrasie. Per gli avversari, tanti, dell’Amministrazione Falcomatà, corre l’obbligo, morale, istituzionale, politico, di contrastarne con veemenza la teoria infinita di strafalcioni e inganni perpetrati dal sindaco e dai suoi militi noti. Affinché l’azione di opposizione sia incisiva è, prima di tutto, basilare riconoscere la gerarchia delle priorità, tracciare i margini entro i quali far circolare le competenze proprie di un amministratore locale e agire. Agire di conseguenza e agire con nettezza ed efficacia. Apparentemente un compito ben preciso che non ammette deviazioni, che non concede trampolini di lancio per voli pindarici. Eppure così non è: i paragoni sono sempre antipatici nella vita e, quindi, anche in politica, ma mettere a confronto ciò che assume rilevanza per le rispettive forze in campo conforta l’opinione pubblica nell’esprimere una valutazione accurata. Scendendo nel dettaglio, escludendo dal ragionamento il centrodestra partitico che si presenta sotto mille vesti e restringendo l’arco temporale alle ultime ore, è facile dare piena materialità all’astrattezza della riflessione ponendo sulla bilancia delle reali necessità dei reggini gli stimoli emergenti da “Impegno e Identità”, in Consiglio comunale rappresentata da Filomena Iatì, e le esortazioni provenienti da “La Strada”, presente nell’Aula municipale con Saverio Pazzano.

Da una parte l’impulso del Movimento diretto da Angela Marcianò teso a ricercare nel buio amministrativo le ragioni, vere e non fasulle, del silenzio di Palazzo San Giorgio sulla tragica crisi idrica che investe la città e sulle quali il sindaco e i suoi inservienti mantengono una condotta omertosa; nonché gli argomenti all’origine dell’invisibilità del ponte sul Calopinace, un’opera di banalissima realizzazione e, ciononostante, ancora asservita a scuse di circostanza tecnicamente infami dopo anni di attesa. E ancora, chiedendo conto, con ostinazione, ai responsabili della straziante gestione dei rifiuti, ennesimo esempio dell’inqualificabile operato del Primo Cittadino e dei garzoni e delle vallette alle sue dipendenze. Dall’altra parte, in tutto e per tutto opposta a quella testé descritta l’organizzazione guidata da Pazzano che, stamane, con un post su Facebook, pone al centro dell’attenzione una risoluzione tesa ad impegnare il Comune a prendere posizione a favore del Disegno di Legge Zan. Nulla da eccepire, per carità, ma la stessa forza politica, chiaramente ben cosciente che non è proprio questo il primissimo pensiero ad angosciare il popolo reggino al momento del risveglio quotidiano, ha puntualizzato contestualmente: “Ci sono tante e tantissime cose fondamentali da discutere in questa città in perenne emergenza, ma chi amministra rinvia continuamente”. Excusatio non petita, accusatio manifesta: a prescindere da come la si pensi, non è comunque problematico comprendere come si tratti di una questione ideologica che nulla, ma proprio nulla, ha a che vedere con le sfere di pertinenza e le responsabilità dirette di un Comune. Un tema simbolico che niente aggiunge e niente toglie ai doveri in capo alla massima Assemblea elettiva cittadina. Quale possa mai essere il contributo tangibile del Consiglio comunale ai fini dell’approvazione di un provvedimento di portata nazionale rimarrà un mistero che nessuno sciamano riuscirà a sottrarre mai all’insondabilità. Sia chiaro a tutti gli abitanti a Palazzo: la città è dolente ogni giorno di più e sulla linea del fuoco lo scontro deve, per necessità, essere al calor bianco: spazio per scavare trincee da dove sparare a salve con le armi della confortevole tiepidezza non ce n’è.

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