Reggio Calabria. ‘Ndrangheta: in carcere le due persone sospettate di aver tentato di uccidere Giorgio Benestare

Alle prime ore della mattinata odierna, ad esito di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, la Squadra Mobile reggina – con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato ed il supporto di alcuni equipaggi del locale Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico – ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa il 15 luglio – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di 2 soggetti reggini, entrambi trentunenni, ritenuti entrambi responsabili di tentato omicidio, ricettazione e danneggiamento a mezzo incendio, tutti aggravati dalla circostanza dell’agevolazione mafiosa.

Le indagini svolte dalla Polizia di Stato – sotto le direttive dei Sostituti Procuratori della D.D.A. di Reggio Calabria Stefano Musolino e Walter Ignazitto – hanno focalizzato quanto accaduto la mattina del 26 maggio scorso allorquando, nel quartiere Archi di Reggio Calabria, Giorgio Benestare, 61 anni, già condannato in passato per associazione a delinquere di stampo mafioso, è stato investito da una autovettura furgonata, mentre percorreva a piedi la via Croce Cimitero, riportando gravissime lesioni. Quello che, in apparenza, sembrava un semplice incidente stradale, si è, invece, rivelato un tentato omicidio, programmato da tempo. In tal senso, è stata determinante l’attività investigativa condotta, sin dall’immediatezza dei fatti, dalla Squadra Mobile reggina – Sezione “Criminalità Organizzata e Catturandi” – che ha acquisito e analizzato numerose immagini estrapolate da svariati impianti di video sorveglianza.
La ricostruzione dei fatti operata dagli investigatori ha consentito, a giudizio degli inquirenti, non solo di acclarare l’esatta dinamica degli stessi, ma anche di individuare ed identificare i presunti autori materiali di quell’investimento doloso.
Ed infatti, secondo la ricostruzione degli investigatori, è stato accertato che, alle 11,00 circa di quella giornata, mentre Benestare saliva appiedato la via Croce Cimitero, veniva investito a forte velocità da un Fiat Doblò di colore bianco, che lo colpiva in pieno. A bordo di quel mezzo, i risultati investigativi acquisiti depongono per la presenza degli odierni arrestati, i quali, dopo aver avuto contezza della presenza di Benestare che circolava a piedi nel quartiere Archi, hanno recuperato il Fiat Doblò – occultato, in quanto rubato nei mesi passati – ed hanno atteso, in zona, il momento propizio per investirlo.
Quando Benestare stava percorrendo la via Croce Cimitero (strada isolata e priva di marciapiede), gli indagati, a bordo del Fiat Doblò, avrebbero accelerato ed investito dolosamente la vittima.
Non solo, dopo aver fatto inversione di marcia, avrebbero percorso, questa volta in discesa, la via Croce Cimitero cercando di colpire nuovamente Benestare, non riuscendovi solo perché lo stesso, a seguito del primo impatto, era stato sbalzato all’interno di un piccolo ballatoio antistante un’abitazione.
Le indagini hanno consentito di accertare, sostengono i titolari dell’indagine, finanche il percorso di fuga degli autori del tentato omicidio; gli stessi, infatti, sempre a bordo del Fiat Doblò si sarebbero diretti da Archi verso Gallico ed avrebbero abbandonato l’automezzo in questione nel greto del torrente Scaccioti. E’ lì che il mezzo è stato ritrovato, incendiato, il giorno seguente dagli operatori di Polizia in servizio di controllo del territorio. Nelle immediate vicinanze sono state rinvenute le targhe (anteriore e posteriore) del Fiat Doblò che, sebbene annerite, erano comunque visibili.
Si trattava del medesimo numero di targa che nel frattempo gli investigatori della Mobile avevano scoperto proseguendo l’attività di analisi delle immagini acquisite.
Quell’automezzo, dagli accertamenti espletati, è risultato rubato.
Non solo, sempre attraverso l’analisi delle immagini, è stato acclarato che, poco dopo che il Fiat Doblò era stato abbandonato nel greto dello Scaccioti, un soggetto, a bordo di un ciclomotore con targa coperta da un panno di colore giallo, si sarebbe recato sul posto, per darlo alle fiamme.
La ricostruzione fatta dagli investigatori ha accertato che l’investimento doloso di Benestare sarebbe stato il risultato di un piano preordinato e programmato nel tempo, finalizzato ad attentare alla sua vita.
Emblematici in tal senso sono stati l’uso di un automezzo rubato, l’averlo poi dato alle fiamme, nonché l’eliminazione di alcune telecamere che avrebbero potuto inquadrare gli stessi.
Ciò non ha però impedito agli investigatori della Squadra Mobile di acquisire importanti elementi che hanno portato alla identificazione dei soggetti tratti in arresto.
Le risultanze delle attività investigative – condotte con il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che ha richiesto, per gli autori dei fatti descritti, idonee misure cautelari – sono state, infatti, condivise dal Giudice per le Indagini Preliminari che ha emesso l’ordinanza eseguita stamattina. Agli arrestati, infine, alla luce delle evidenze emerse dalle indagini, oltre all’aggravante dell’agevolazione mafiosa, sono state contestate – per quanto riguarda il tentato omicidio – le aggravanti della premeditazione e dall’aver agito in condizioni di luogo tali da ostacolare la privata difesa, mentre – per quel che concerne i delitti di ricettazione e di danneggiamento a mezzo di incendio dell’autovettura furgonata – la circostanza dell’aver commesso il fatto per eseguire il tentato omicidio di Benestare.

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