Reggina e Viola, un unico cuore che catapulta dalle miserie al Sogno

Lo sport, si sa, è ovunque un volano, ma, qui e ora, è molto, molto di più

Sono bastati pochi giorni in cui condensare un passato nobile costellato di felicità e scoramento, di Paradiso ed Inferno, per far alzare, impetuoso, il vento dell’entusiasmo attorno ai colori amaranto e neroarancio.

Il destino ha voluto che le sorti societarie di Reggina e Viola cambiassero verso pressoché contemporaneamente e così doveva essere per rispettare, con tutti i sacri crismi, la Giustizia della Storia. Il club calcistico, grazie all’audacia di Luca Gallo, è stato protagonista di un promettente cambio di proprietà, quello di basket ha finalmente ricominciato a respirare (quasi) a pieni polmoni e con il contributo determinate del main sponsor, Mood Project, si è messo sulla strada della tranquillità in questi mesi ricercata, con la lanterna del coraggio e della feroce determinazione, da un gruppo di Uomini, prima ancora che di cestisti, capeggiati da un condottiero lucido e carismatico come Matteo Mecacci. Reggina e Viola, Viola e Reggina: due mondi che non si possono separare, perché inseparabili sono nei cuori palpitanti della città. Quella stessa città che, oggi più che mai, coltiva una disperata urgenza di ritornare a sognare. Lo sport, si sa, è ovunque un volano, ma, qui e ora, è molto, molto di più: è la catapulta in grado di lanciare nell’orbita del futuro una terra che paga a carissimo prezzo l’assenza di una leadership trascinante e buona solo a regalare caramelle amare che hanno il gusto della tristezza. Come è stato nel recente passato, invece, quelle bandiere amaranto e neroarancio possono, e devono, sventolare alte sulle miserie quotidiane di un popolo costretto, negli ultimi anni, a strisciare sotto il peso dell’ottusità mediocre. Sono la Reggina e la Viola che possono, e devono, restituire quel senso di identità irrintracciabile nel deserto disegnato da chi non ha saputo innestarsi con naturalezza nella Storia della città. Sono la Reggina e la Viola che possono, e devono, reinventare quel senso di comunità smarritosi lungo le vie di un’emozione collettiva tranciata di netto con la mannaia della scarsezza. Lo hanno già fatto in un passato oscuro, quando la banda di Nevio Scala e l’armata di Tonino Zorzi disegnavano i confini delle sperane della città oltre i quali si respirava il tanfo insopportabile che si alzava dai cadaveri con i quali l’infamia della ‘ndrangheta riempiva le strade. E’ successo allora, può davvero succedere di nuovo: di cadaveri che giacciono esanimi non ce sono più a centinaia, ma quell’unico presente, esanime a terra, è glorioso e merita, esso sì, di essere onorato con tutto l’amore possibile, è il Sogno del popolo di Reggio Calabria.

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