Re Mida al contrario

Non c’è più arrogante di chi ostenta la propria posticcia umiltà (malamente esposta in pubblica piazza): ne è un esempio personificato il Deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, che, all’indomani dell’ennesimo mancato incasso registrato da film girati sotto la sua regia, ha tentato di mettere una pezza indossando il saio francescano dell’uomo dimesso figlio del popolo, diretta emanazione delle rivendicazioni degli ultimi senza voce. Una parte che, però, proprio non gli si addice per indole e percorso politico.

Partendo dal “paese natio” ed arrivando a sedere su uno scranno parlamentare, infatti è arduo, se non si è dotati di altra visione se non quella del potere per il potere, mantenere la dovuta distanza di sicurezza da fatali manie di onnipotenza. E’ quello che succede con preoccupante regolarità all’ex assessore comunale di Santo Stefano in Aspromonte, sempiterno aspirante leader del centrodestra reggino e costantemente, quanto inesorabilmente, non riconosciuto dalla base formata da militanti ed elettori, a parte quelli con il piattino in mano e la lingua penzoloni. Quanto meno della sua coalizione, perché, l’onorevole “azzurro” possiede una straordinaria dote: riesce, in scioltezza, a far piovere messe di voti sugli avversari dei candidati da lui sponsorizzati. Basta chiedere, per avere informazioni più dettagliate, ai cittadini di Bagnara Calabra o di Villa San Giovanni, dove Adone Pistolesi e Giusy Caminiti, pesantemente sbeffeggiati dal “mastro di ballo” durante le esibizioni dai palchi dei comizi, si sono ritrovati qualche giorno più tardi con la fascia tricolore sul petto. Stessa analoga fortunata sorte capitata ai nuovi sindaci di Palmi, Campo Calabro o Grotteria: una debacle in piena regola per il Coordinatore provinciale di Forza Italia che si vanta di averci messo la faccia senza capire che il problema è stato proprio quello. Il classico Re Mida al contrario o un novello Attila della pseudopolitica nostrana che non si era preoccupato di nascondere questo suo carisma deleterio già in occasione delle elezioni comunali celebratesi a Reggio Calabria nel 2020. Evidentemente insoddisfatto della farsa messa in scena fino a poche settimane prima del voto quando fingeva, con uno sfrenato attivismo a vuoto, di minacciare la fine del mondo se i vertici nazionali del centrodestra non avessero ribaltato il tavolo nazionale per venire incontro alle sue esigenze (un gioco di finzione riuscito fino a quando i fatti si sono incaricati di strappargli dal viso la maschera), ha continuato a recitare la parte in commedia urlando con poco invidiabile sguaiataggine il sostegno al “supertecnico” Antonino Minicuci, salvo, ancora oggi, a distanza di quasi due anni, fare spallucce per ricordare che non era certo quello “il meglio che la coalizione potesse esprimere”. Alla luce degli esiti delle sue battaglie lancia in resta, la frase finale della nota con la quale ha commentato il voto di domenica scorsa, “Avanti, senza mai fermarci, in nome di Reggio e della Calabria”, suona più come una minaccia da respingere con forza che come un auspicio da salutare con favore.

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