Rassegnatevi, vi disprezza

A breve, ha un'occasione d'oro: non si ricandidi e fugga via dalla comunità reggina

“Io amministro Reggio Calabria, figuriamoci se mi spavento delle minacce di Salvini”.

Ci risiamo, per il sindaco Giuseppe Falcomatà la coazione a ripetere è uno dei tratti distintivi che meglio lo definiscono. E’ più forte di lui, probabilmente non c’è nemmeno l’ombra della malafede: molto semplicemente,il Primo Cittadino odia i reggini. In linea di massima, non ci sarebbe nulla di male, per carità. Ciascuno di noi è libero di indirizzare i propri sentimenti ed i propri istinti verso chi desidera. Uno stato di libertà intellettuale che s’inceppa, però, nel momento stesso in cui a non perdere occasione per deridere ed insultare un intero popolo è colui che quel popolo dovrebbe guidare, con onore, rispetto, autorevolezza e, se possibile, complicità. L’acqua passata sotto i ponti dall’ottobre del 2014 ha consentito, purtroppo, di accertare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Falcomatà trentacinque anni fa non è stato dotato dalla Divina Provvidenza delle qualità che gli sarebbero servite per esercitare il ruolo di sindaco. Alla luce di tale oggettività, la madre di tutte le difficoltà va, quindi, ricercata nell’assenza di umiltà, perché, volendo avere rispetto dell’intelligenza, che presumiamo media, di Falcomatà, non poteva non sapere di essere inadatto al ruolo. Assodato, pertanto, che la sua scelta non è stata un atto di amore verso una città, in cuor suo, detestata, è stata, dunque, la superbia a convincerlo che avrebbe dovuto sedere su quella poltrona, quasi fosse un diritto acquisito per meriti ereditari. La frase pronunciata nel corso di “Omnibus”, trasmissione televisiva de LA7 non è una voce dal sen fuggita, tutt’altro. E’, parola per parola, la sintesi perfetta del suo approccio al mandato di sindaco. C’è tutto: c’è l’egocentrismo, nemico principale di quell’empatia con il popolo che avrebbe dovuto allontanare dalle personali ambizioni esistenziali quella di occupare per cinque anni la “stanza dei bottoni” di Palazzo San Giorgio. C’è la convinzione di aver amministrato davvero, quando, invece, la sua radicale mancanza di una visione strategica ha rappresentato un tappo per le speranze dei reggini che alla fine si sono arresi alla necessità di trangugiare ettolitri di rassegnazione. E poi, la seconda parte del concetto, che trasuda la consueta, quanto triste perché non fondata su alcun elemento fattuale, boria nei confronti del mondo e di chi lo popola. In questo caso, a finire nel vortice, misto di aggressività e vittimismo al tempo stesso, è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che qualche sindaco e presidente di Regione in cerca della visibilità buona per trovare uno spazio oggi inesistente o dei primi centimetri disponibili nella lunga strada che porta alle elezioni Europee del prossimo 26 maggio, hanno messo nel mirino con toni plasticamente sovversivi. Speculatori sulla pelle dei migranti, imbastiscono una polemica senza senso perché senza alcuna prerogativa in merito è la carica che ricoprono. Nessuno li minaccia, men che meno Salvini, che si limita a mettere in atto la sua visione politica, discutibile per qualcuno, ma oggi clamorosamente maggioritaria nel Paese. Una circostanza che non dovrebbe autorizzare nessuno a farsi il gradasso, peraltro inutilmente proprio perché non esiste un pericolo rappresentato da chicchessia, facendosi scudo con la menzogna. Infilarsi i panni del supereroe sostenendo, in buona sostanza, che il sindaco di Reggio Calabria non ha paura di nessuno in quanto abituato a convivere con i timori, è, infatti,costituisce una condotta illuminata dalla menzogna, nient’altro che questo. Spieghi ai suoi concittadini, lui che ha coraggio da vendere, quali sono le ragioni per le quali lui va a braccetto con l’angoscia, per quale motivo le sue giornate sono scandite dalla presenza delle preoccupazioni per la propria incolumità, cosa procuri ansie ed inquietudini che ha lasciato in sospeso con quella frase sibillina. Intanto, mentre imbastisce una risposta, proviamo a tranquillizzarlo perché, a breve, ha un’occasione d’oro: non si ricandidi e fugga via dalla comunità reggina, evidentemente imbarazzante e pericolosa ai suoi occhi. Sarebbe, anche per lui, il modo meno umiliante per uscire di scena.

Contenuti correlati

1 Commento

  1. Un articolo orribile, pieno di aggressività. Sarà pure probabile che il Signor Giuseppe Falcomatà non sia un “grande” come suo padre Italo, ma dileggiarlo così, in nome di una parte politica espressa senza mezzi termini è veramente troppo da parte di chi si professi giornalista. E vero che tutti siamo e dobbiamo stare in campo in questo brutto momento, ma il giornalista di professione dovrebbe essere il signore cui affidarsi per le notizie. Penso che non si tratti di articolo ad impulso politico ma di un editoriale, lo trovo veramente estremo. Pensiamoci prima di buttar giù fango dall’alto della nostra autorità. Il giornalismo professionale dovrebbe essere una cosa seria. Sul Meridio avevo fatto qualche affidamento in tal senso.

Lascia un commento