Rapporti con i mezzi di informazione e utilizzo dei social network: l’Agid è chiamata a scrivere Linee Guida ad hoc per i dipendenti della P.A.

di Sarah Yacoubi* – Le P.A. potranno fare controlli sugli strumenti elettronici in loro dotazione per garantire la sicurezza dei sistemi e dei dati, ma sarà l’Agid, sentito il Garante della privacy, a scrivere linee guida ad hoc. E i dipendenti pubblici dovranno stare attenti a cosa postano sui loro account privati: testi e video non devono né impegnare l’ente né danneggiarne l’immagine. I dipendenti, per altro verso, potranno fare modico uso personale dei device forniti dall’amministrazione. Sono le novità, che più saltano agli occhi, proposte dalla Presidenza del Consiglio dei ministri nello schema di regolamento correttivo del D.P.R. 62/2013 e cioè del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici “Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165” definisce i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare sia in servizio sia fuori servizio.

Le previsioni del D.P.R. 62/2013, come noto, sono poi integrate e specificate dai codici di comportamenti adottati dalle singole amministrazioni. Con le Linee guida in materia di Codici di comportamento delle amministrazioni pubbliche, approvate con delibera n. 177 del 19 febbraio 2020, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), ha stabilito che le Amministrazioni sono chiamate a definire con un proprio codice i doveri di comportamento alla luce della realtà organizzativa e funzionale della propria amministrazione e dei suoi procedimenti e processi decisionali, così da rafforzare il rispetto dei doveri costituzionali, il recupero dell’effettività della responsabilità disciplinare e del collegamento con il sistema intero di prevenzione della corruzione.

Con lo Schema di Decreto del Presidente della Repubblica recante “Regolamento concernente modifiche al decreto del presidente della repubblica 16 aprile 2013, n. 62”, recante “codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”, si è inteso intervenire sull’attuale versione del D.P.R. 62/2013 al fine di adeguarne le disposizioni soprattutto in relazione al sempre più frequente utilizzo di tecnologie informatiche per lo svolgimento dell’attività lavorativa, nonché al rispetto di principi di carattere ambientale ed energetico.

Ma le modifiche rischiano di non arrivare in porto, almeno così come sono partite, visto che il Consiglio di Stato, chiamato a esprimere il proprio parere, si è messo di traverso e, sospendendo la pratica, ha chiesto chiarimenti e approfondimenti (atto interlocutorio n. 93, adunanza del 12/1/2023). Sullo schema di provvedimento, previsto in attuazione dell’articolo 4 del decreto legge 36/2022, in effetti, Palazzo Spada non ha lesinato le critiche: è pieno di formule vaghe e non si capisce che cosa al dipendente pubblico sia imposto o vietato; ci sono anche regole ambigue in possibile contrasto con la libertà di espressione. E si può aggiungere che lo schema, nella sua laconicità, è scoordinato con le regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679. Ma andiamo con ordine. Il decreto legge 36/2022 prevede, all’articolo 4, la modifica del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, al quale andrà aggiunta una sezione dedicata al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei social media.

Il Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2022 ha licenziato uno schema, nel quale prevede, innanzi tutto, un via libera ai controlli della P.A. necessari alla sicurezza e alla protezione dei sistemi informatici e dati: le modalità di svolgimento degli accertamenti dovranno essere stabilite con linee guida adottate dall’Agenzia per l’Italia Digitale, sentito il Garante della privacy. Sugli strumenti di proprietà dell’ente pubblico, lo schema permette al dipendente di usarli per incombenze personali, ma senza doversi allontanare dalla sede di servizio, purché l’attività sia contenuta in tempi ristretti e senza pregiudizio per i compiti istituzionali. A riguardo dei social network, lo schema in commento limita l’uso anche degli account personali: il dipendente pubblico non deve diffondere contenuti lesivi del prestigio dell’amministrazione, né impegnare la stessa e neppure diffondere in anteprima provvedimenti o dare notizia delle istruttorie in corso. Se lo schema ha passato pressoché indenne il vaglio della Conferenza Stato-Regioni (parere con marginali raccomandazioni del 21/12/2022), il Consiglio di Stato ha rispedito il testo alla Presidenza del consiglio. Per la parte di strumenti informatici e social media palazzo Spada rileva che il testo proposto è infarcito di condotte indeterminate, senza chiarezza sui doveri minimi dei pubblici dipendenti, per le cui violazioni, tra l’altro, scatterebbero pure pesanti sanzioni. Ordini e divieti, secondo il Consiglio di stato, vanno riscritti, soprattutto quando, come per l’uso dei social, impattano con la libertà di espressione: senza contare che i relativi controlli aprirebbero il problema del rispetto della privacy dei dipendenti.

                                                                                                          *DATA PROTECTION OFFICER

                                                                                                                     PRIVACY CONSULTANT

REFERENTE REGIONE CALABRIA ASSOCIAZIONE 

PROTEZIONE DIRITTI E LIBERTA PRIVACY

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