Quei signori del potere (per ora)

Tra decadimento della politica e sofferenze della “gente”

“Non hanno capito nulla di cosa è successo il 4 marzo”. Commentano così tanti cittadini che leggono stupefatti le sempre più vuote e poco credibili dichiarazioni degli esponenti politici.
Basta una semplice nota stampa (indipendentemente dall’argomento) e partono senza soluzione di continuità insulti ed affermazioni intrise di rabbia da parte di gente che non sopporta più di vedere o sentire signori in giacca e cravatta che sostengono di “lavorare nell’interesse della gente”, ma che vengono percepiti come “parassiti”. La “gente” in realtà chiede servizi e lavoro per mandare avanti la propria famiglia, non narcisistiche considerazioni che non trovano riscontro nei fatti. La “gente” che subisce le impennate di prezzi e tariffe, che patisce tagli di stipendi e prestazioni, che sembra persino esagerare nella fermissima condanna della classe politica si sfoga perché di sacrifici non ne può più. Ecco allora che quelle frasi esasperate, al limite della querela, hanno un significato ben preciso: traducono un malessere acuto ed inascoltato, al quale si guarda solo in occasione delle campagne elettorali e con il fine di individuare paure e speranze per tradurli in voti da sfruttare. Quelle parole infuocate indicano un disagio sociale che sta per esplodere, segnalano problemi che si sono scontrati con la sordità di chi doveva difendere i deboli ed invece ha protetto i privilegiati.
Ad accendere ulteriormente gli animi sono le maschere indossate senza ritegno da chi ancora orchestra giochini e strategie superate dal tempo e dalla storia. Maschere cucite su misura per una classe politica sempre meno in confidenza con la cultura, l’economia reale, la quotidianità. Una classe politica senza idee per lo sviluppo e senza una visione per il futuro, che ha smarrito il senso delle Istituzioni, che da un lato si accoda agli atteggiamenti grillini più avventati e dall’altro ne critica lo spirito.
All’immobilismo sostanziale fanno seguito le fastidiose veline – che peraltro denotano un decadimento qualitativo di staff spesso composti da procacciatori di preferenze – recapitate nelle redazioni dei giornali che parlano del nulla. Quasi come se di sanità, di viabilità, di istruzione, di lavoro, di trasporti dovesse occuparsi qualcun altro e non chi dei giorni del mese conosce soprattutto il 27.
Quel potere che annebbia la mente e la vista è però un “attributo” che il popolo dà ed il popolo toglie. E la seconda azione si manifesta poi in maniera assai più ruvida rispetto alla prima.

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