Professor Perna, perché?

Quella andata in scena stamattina non è stata la conferenza stampa di un vicesindaco di Reggio Calabria che domattina rassegnerà formalmente le dimissioni da assessore dopo essersi visto revocare da Giuseppe Falcomatà l’incarico di numero 2, ma una sorta di seduta psicanalitica in cui il professore ha recitato entrambe le parti in causa: quella del professionista e quella del paziente sul lettino.

Perché, se da un lato con il rigore scientifico che si addice ad un docente universitario di chiara fama, Perna ha analizzato con estrema precisione tutti i nodi critici osservati nel corso della sua breve esperienza a Palazzo San Giorgio, dall’altro risulta umanamente incomprensibile come abbia potuto tollerare tutto ciò in ogni frangente della permanenza in Municipio. L’elenco delle abnormità apparse tali al professore è lungo e corposo ed una figura dalle indiscutibili qualità morali e dalla insopprimibile passione civile aveva l’opportunità, e forse anche il dovere, più degli altri, di spiattellarle senza temporeggiare, mettendo subito a nudo le miserie di un centrosinistra reggino mai così in basso. Diventa, infatti, complicato sostenere che la Giunta è composta da persone, al netto delle consuete eccezioni, inidonee a guidare la città e contemporaneamente condividerne decisioni e direzione. Accusare che la maggioranza non aveva il benché minimo programma strategico e, contestualmente, permanere in quel manicomio diretto da un sindaco con il quale è impossibile, parola di Perna, comunicare. Un rapporto sfilacciatosi sul tema della gestione dei rifiuti, ma che lascia irrisolti temi di una gravità inaudita al punto tale che il già vicesindaco, stante la situazione attuale, non riesce, in questa fase storica, ad immaginare una via d’uscita per Reggio. Una relazione quella tra sindaco e vicesindaco che, travalica i confini della politica e sconfina, come detto, nella psicanalisi. Come accettare altrimenti la dura reprimenda da parte del Primo Cittadino nei confronti di un collaboratore di strettissima fiducia di Perna? Con l’aggravante che lo stesso ci spiega, a distanza di un anno dall’avvio di questa assurda consiliatura, che il sindaco non tollera alcuna forma di dissenso: per amore di verità, si tratta di un sospetto che chi segue da vicino le vicende di Palazzo San Giorgio coltiva da sette anni abbondanti e facilmente certificabile da fatti ed eventi ufficiali ed eclatanti. Definire Falcomatà una figura umanamente complessa non aiuta a trovare una soluzione che sia di conforto alla città: tutt’altro. Perché se un Generale è considerato palesemente inadeguato dalle sue stesse truppe, esse hanno il dovere nei confronti dei cittadini che rappresentano e difendono, disarcionarlo con le buone o con le cattive e questo non solo non è stato mai tentato in passato, ma con timore non viene accennato nemmeno ora, dopo l’investitura di Paolo Brunetti e Carmelo Versace reggenti di Comune e Città Metropolitana, propria di un invasato. Quello stesso invasato che, dopo aver camminato fianco fianco per una vita intera con il vicesindaco metropolitano (fino a due giorni fa) Armando Neri, lo ha scaricato prima ancora della lettura del verdetto e lasciandolo interdetto prima di tutto sul piano umano, come ha rivelato il sociologo ed economista reggino. Quale fiducia, ci domandiamo, poteva essere accordata ad un sindaco che, sono sempre parole del professor Perna, concedeva Giunte dalla durata di dieci minuti? Forme di potere che ormai anche nella cerchia di Putin sono considerate inaccettabili, eppure sono state accolte da assessori che Perna ha definito reticenti. Il vicesindaco defenestrato e poi dimissionario dall’Esecutivo si è trovato al centro di un vortice di illegalità ed inefficienza di cui, però, dovrebbe chiarire le caratteristiche sconvolgenti non davanti agli operatori dell’informazioni, ma davanti ai magistrati della Procura della Repubblica. E’ consentito ascoltare chi è stato nella stanza dei bottoni dalla fine dello scorso anno ammettere che non ha ancora capito quale sia, in una città letteralmente morta di sete, quale sia il ruolo dei manovratori né dove vada a finire l’acqua del Menta? O ancora, palesare che i dirigenti non eseguono le direttive e non si prendono a cuore gli immani problemi che attanagliano la città? Imputazioni che dilatano uno squarcio di marciume dentro e fuori Palazzo San Giorgio ed immeritevoli di restare là dentro il chiuso di una libreria teatro dell’incontro con la stampa. Se è vero come è vero che se il docente universitario si girava da un lato e vedeva incapacità, si girava dall’altro e scorgeva abusi, arbitrarietà ed irregolarità, quali aspettative possono essere alimentate nei riguardi di coloro i quali si apprestano a gestire una valanga di milioni di euro, tra denari in arrivo per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, circostanza ancor più allarmante, caterve di denari, per esempio 30 milioni destinati all’occupazione giovanile, non utilizzati per incompetenza? Ha ragione da vendere, in quest’ottica, quando ha fotografato l’esistente inquadrando una città che non crede più alla ribellione: ha ragione da vendere perché, davanti a questo cumulo di macerie, dovrebbe scendere in piazza con la stessa foga e la stessa rabbia del ’70, bypassando anche la rappresentanza istituzionale delle opposizioni che (forse, chissà, potrebbe anche darsi) in queste ore potrebbero alla fine decidere il grande passo delle dimissioni di massa. L’ormai ex vicesindaco ha ammesso a chiare lettere che, a causa del terremoto politico seguito alla condanna ed alla relativa sospensione dei vertici di Comune e Città Metropolitana, le elezioni sono lo sbocco naturale, ma al contempo si rivelerebbero un passaggio pericoloso in questo momento proprio in virtù della necessità di gestire il mucchio di soldi diretto in città. E lo facciamo fare a questi figuri di cui ha proclamato tutto il male possibile? Lo ha esposto senza ambiguità: il sospeso Falcomatà aveva davanti a se due strade, lasciare Perna vicesindaco, la scelta più logica perché se la sua azione si fosse rivelata positiva, tutti avrebbero potuto attribuirne il merito allo stesso sindaco che lo aveva scelto e, se, invece, la situazione fosse rimasta così catatonica si sarebbe potuto trincerare dietro l’alibi che neanche lui era riuscito a raddrizzare la rotta di una nave alla deriva. La seconda opzione, quella individuata in Brunetti, è figlia, invece, della necessità, ampiamente riconosciuta da chiunque, di telecomandare il Comune tramite “prestanome” e, in questo caso, è stata la spiegazione di Perna: “Hai un problema psicologico”. Professore, con stima immutata, ma si fidi: lo avevamo intuito da un pezzo.

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