Processo “Robin Hood”: in abbreviato un’assoluzione e una condanna

E’ terminato con un imputato condannato ed uno assolto il processo celebrato con rito abbreviato che è nato dall’indagine “Robin Hood”.  Condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, si regge sull’accusa secondo cui sarebbero stati distratte risorse, per un importo complessivo vicino ai due milioni di euro, dal fondo destinato al “Credito Sociale”, istituito per sostenere i calabresi in condizioni di disagio economico. Il Giudice dell’udienza preliminare Claudio Paris ha inflitto una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione all’avvocato Giuseppe Castelli Avolio, accompagnata  dall’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e dalla decisione di confiscare il suo patrimonio, per una cifra che non superi la somma di 825mila euro. E’ stata, invece, disposta l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, nei confronti di Francesco Masciari, avvocato di Catanzaro che rispondeva del reato di rivelazione di segreti di ufficio. Il professionista, la cui assistenza legale era affidata all’avvocato Giovanni Merante, dopo la lettura del verdetto ha reso noto il proprio stato d’animo: “Da uomo e da professionista non trovo conforto nella decisione del giudicante, poiché da avvocato mi sono sfuggite dal principio le motivazioni fondanti il giudizio, e da uomo la rabbia per l’ingiusto trattamento subito supera di gran lunga la soddisfazione di vedere riconosciute le mie ragioni, esposte diffusamente quanto inutilmente agli organi inquirenti. Peraltro, da giurista e storico del diritto, sposto la vicenda personale sul piano generale: ricordo a me stesso il detto del bambino e dell’acqua sporca, e spero che si presti, in futuro, maggiore attenzione ai bambini”. La prossima udienza del dibattimento processuale con rito ordinario è prevista per il 14 maggio.Agli imputati sono contestati, a vario titolo, i reati di abuso d’ufficio, corruzione, estorsione aggravata dal metodo mafioso, peculato, truffa, turbativa d’asta. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta figurano l’ex assessore regionale al Lavoro Nazzareno Salerno;  Pasqualino Ruberto,  in passato presidente di Calabria Etica, società in house della Regione Calabria, e Vincenzo Caserta, già direttore generale del dipartimento Lavoro.

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