Processo “Miramare”: richieste di condanna lievissime per Falcomatà e gli altri imputati

Superando interruzioni e rallentamenti, il processo “Miramare” è finalmente arrivato alle ultime curve. Ad imboccare nel pomeriggio di oggi, venerdì 22 ottobre, uno dei tornanti decisivi è stata la Pubblica Accusa, rappresentata da Walter Ignazitto e Nicola De Caria, che al termine di una lunga requisitoria ha formulato le richieste di condanna per gli imputati. Lievi, lievissime rispetto alle attese: un anno e 10 mesi per il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, un anno e 8 mesi per gli altri soggetti alla sbarra. Una contraddizione evidente con la lunghissima sequela di addebiti contestati dai sostituti procuratori agli amministratori pubblici rei di aver messo a disposizione, con una procedura illegittima, il “gioiello di famiglia” che si affaccia sul Lungomare, all’associazione “Il Sottoscala”. Era il 18 febbraio del 2019 quando Giuseppe Falcomatà, gran parte dell’allora Giunta comunale di Reggio Calabria ed il Segretario Generale dell’epoca, Giovanna Acquaviva, furono spediti sotto processo dal Giudice dell’Udienza Preliminare Giovanna Sergi.

A condividere il destino del Primo Cittadino e dell’alta burocrate, il fido Armando Neri, attuale vicesindaco metropolitano, i consiglieri metropolitani delegati Giuseppe Marino ed Antonino Zimbalatti, l’assessore comunale ai Lavori Pubblici Giovanni Muraca (nella ricostruzione degli inquirenti il messo del sindaco che fungeva da custode munito di chiavi della prestigiosa struttura sul Lungomare), gli ex assessori Patrizia Nardi, Saverio Anghelone, Agata Quattrone, la già dirigente comunale Maria Luisa Spanò. Erano tutti finiti sotto inchiesta nel settembre del 2018. Abuso d’ufficio e falso i reati contestati in relazione allo scandalo deflagrato a seguito della delibera della Giunta comunale, datata luglio 2015, con cui l’Esecutivo presieduto da Falcomatà affidava il “Miramare” all’associazione “Il Sottoscala”, di Paolo Zagarella, notoriamente legato da stretta amicizia al Primo Cittadino ed anch’egli considerato responsabile delle condotte illecite contestate alla parte politico-burocratica. Sindaco che, peraltro, aveva beneficiato della concessione dei locali a lungo adibiti a Segreteria politica in occasione delle elezioni comunali celebratesi nell’ottobre del 2014.

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