Pestaggi ed eccessi: è la barbarie da coronavirus

A farla da padroni sono sentimenti di rancore e diffidenza

Lo hanno riempito di botte fino a spaccargli il naso e provocargli estese tumefazioni in faccia: è la metafora di un Paese allo sbando in preda ad un’isteria di massa che poco ha di umano e molto di barbara giungla.

L’uomo, un ingegnere di 50 anni, doveva espiare la pena per un gesto intollerabile ai tempi dell’idiozia collettiva da coronavirus: stava facendo jogging in beata solitudine, a parte la compagnia del suo cane di piccola taglia, a Sant’Agostino di Albignasego, frazione di Albignasego, cittadina del Padovano. E’ capitato lì ma, drogati da una “caccia all’untore” che sta causando danni ingentissimi nei meccanismi mentali di chi ha mandato all’ammasso il cervello (complici politici irresponsabili, un circo mediatico di infima bassezza e pseudo scienziati bramosi di non perdere la visibilità acquisita in queste settimane), i protagonisti avrebbero potuto risiedere ovunque. Solo qualche giorno fa una trasmissione trash delle reti Mediaset condotta dalla campionessa del genere aveva mandato in onda il folle inseguimento di un passeggiatore solitario in spiaggia a Jesolo, in provincia di Venezia. Catturato dall’occhio vigile di un elicottero della Guardia di Finanza alzatosi in volo a caccia di “criminali da camminata”, il malcapitato è stato individuato e braccato come mai si era visto in Italia nemmeno nella ricerca di boss della ‘ndrangheta. No, non è un clima di cui andare fieri quello che stiamo vivendo. Non può esserlo quando la razionalità viene messa sotto i piedi da una folla urlatrice aizzata da “cattivi maestri” che istigano all’odio sociale invitando, implicitamente, a trattare il prossimo come un appestato da mandare al rogo. Enorme è la responsabilità di chi ha soffiato sul fuoco della paura istintiva e che, al contrario, avrebbe dovuto, e a maggior ragione dovrebbe adesso che ci si avvicina alla “riapertura delle gabbie”, tranquillizzare e rasserenare. Chiunque si sente legittimato ad indossare i panni dello sceriffo, non solo rappresentanti delle istituzioni locali ignari delle conseguenze scatenate dalle loro parole al vetriolo, ma anche semplici cittadini. Gente semplice, facile da aggirare con slogan all’insegna dell’ossessione spaventata e che reagisce mostrando i denti aguzzi e, come successo a Sant’Agostino di Albignasego, a menare le mani. Talebani della mascherina incapaci di intendere quali siano le situazioni in cui essa necessita di essere indossata e quando, invece, è totalmente inutile. Preoccupante, perché dimostra, una volta di più, quanto la retorica stolta dei primi giorni in cui ci si è ubriacati con frasi senza senso, pronunciate anche dai vertici dello Stato, (“Andrà tutto bene”, “Torneremo ad abbracciarci”) nascondevano in realtà una scabrosa leggerezza del pensiero non all’altezza di elevarsi ad un livello di complessità appena superiore a quello basico. Non aiutano, in questo senso, i proclami di coloro che celano la propria debolezza politica dietro slogan scriteriati dei quali non sanno nemmeno riconoscere la portata detonante. “Calabria blindata”, “Campania chiusa”, come se le Regioni fossero staterelli corazzati e non parte di un’unica nazione. Cosa direbbero questi mediocri personaggi se alle loro parole sconclusionate un domani molto prossimo, ad emergenza finita, i loro omologhi della Lombardia o del Veneto, per assurdo e incostituzionale che sia, rispondessero deliberando che nessun calabrese o nessun campano potrebbero mai più mettere piede nei loro territori privilegiando i lavoratori autoctoni? Quale sarebbe la ricaduta emotiva sul tessuto connettivo che tiene unita una Penisola a brandelli? No, una volta di più, parole ed azioni confermano che l’empatia con l’altro, auspicabile soltanto qualche settimana addietro, è pura utopia. A farla da padroni sono sentimenti di rancore e diffidenza nutriti, in molti casi, dall’applicazione dissennata, da parte delle forze dell’ordine, delle norme, invero confuse e contraddittorie, adottate per contenere il coronavirus. Perché fosse cancellata la multa ad un uomo che in Toscana stava accompagnando la propria figlioletta ad un controllo da effettuare dopo il trapianto è stato necessario che l’episodio diventasse uno scandalo nazionale. O ancora, si potrebbe citare la sanzione comminata alla specializzanda del reparto di Malattie Infettive del Policlinico “Gemelli” di Roma, beccata dalla Polizia sull’auto che, 150 metri prima, aveva fatto ripartire grazie ai militari della Guardia di Finanza. Droni, elicotteri, posti di blocco ad ogni angolo: uno sforzo bellico che avrebbe meritato obiettivi ben diversi rispetto a camminatori solitari, padri di famiglia con il dramma della leucemia in casa e giovani dottoresse impegnate, loro sì, nella lotta a Covid-19.

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