Per formare la Giunta strappa il Manuale Cencelli e apri il libro del coraggio

Il profilo dell'Esecutivo dipenderà dalle persone che ne faranno parte e dagli incarichi ad essi assegnati

L’apertura di credito che circa un terzo dell’elettorato di Reggio Calabria ha accordato al sindaco uscente Giuseppe Falcomatà fa il paio con il cambio di approccio, per ora solo linguistico, del Primo Cittadino nei confronti del suo stesso ruolo. A cavallo dei due mandati, infatti, non ha bagnato la lingua nella “cattiveria” algida che ha autografato i primi sei anni, ma si è aperto al gusto dell’umiltà chiedendo scusa per gli errori commessi, promettendo quella condivisione che mai la città ha respirato da quando egli indossa la fascia tricolore e promettendo di guadagnare, cammin facendo, la fiducia attribuitagli. Un manifesto d’intenti che lascia ben sperare e messo alla prova dei fatti fin dalle primissime battute del “secondo tempo”. In queste ore, come è giusto che sia, è tutto un rincorrersi di voci sulla composizione della nuova Giunta comunale, la squadra che affiancherà il sindaco nel governo di Reggio Calabria. Lo snodo della riflessione è tutto concentrato nel verbo “affiancare”, perché a mancare, sin da subito, nel corso del “primo tempo”, è stata proprio la responsabilizzazione attiva di un Esecutivo sfilacciato e con assessori deboli, ridotti a meri esecutori di una ordinaria amministrazione che non basta a combattere ad armi pari con le vicissitudini tipiche di questo territorio. Affinché la nuova normalità sia incapsulata nello scatto d’orgoglio partecipativo auspicato da Falcomatà non è immaginabile perseguire l’obiettivo con le stesse pedine che hanno contribuito a rendere insufficiente il rendimento nei sei anni precedenti. Per una volta squadra che vince si cambia, se non altro perché il centrosinistra in tutte le sue sfaccettature è perfettamente consapevole che senza il gretto pressapochismo del centrodestra, questo risultato non sarebbe mai stato conseguito, men che meno con proporzioni così ampie. Quel che serve, allora, fin dall’immediato, mostrare un volto del tutto diverso ai cittadini.

Una vera e propria operazione “simpatia” che spinga su per i tornanti della faticosa ascesa verso la conquista del cuore e della testa dei reggini: sia di quelli che, turandosi il naso, hanno opposto un secco no al “soggetto ignoto” planato in riva allo Stretto per assecondare l’immaturità politica di Matteo Salvini, sia di quelli (i due terzi degli aventi diritto al voto) che nelle urne hanno messo una x su un’alternativa purchessia. La formazione della Giunta, pertanto, ha le forme ben delineate del primo banco di prova dal quale tutto il resto discenderà quasi automaticamente. Non è difficile: strappare con coraggio il Manuale Cencelli è la via dalla quale imboccare quella deviazione che condurrà in senso opposto rispetto al muro di chiusura innalzato finora. Il profilo dell’Esecutivo dipenderà dalle persone che ne faranno parte e dagli incarichi ad essi assegnati. Cogliere la palla al balzo della possibile sospensione in seguito ad un’eventuale condanna al termine del primo grado del processo “Miramare” è un’occasione da non perdere per valorizzare chi è stato finora tenuto ai margini della “stanza dei bottoni” ed allontanare gli alfieri del “cerchietto magico” finora causa di tanti danni, d’immagine e politici. Saper sciogliersi dalle catene stringenti delle logiche interne a correnti, liste e partiti rappresenta la corsia preferenziale se, come da proclama e com’è avveduto, si pretende da se stessi di essere il “sindaco di tutti”. L’altro ingrediente che non può mancare nel piatto da porgere alla cittadinanza come seconda portata è una fisionomia più marcata sul piano politico. Abbandonare le incertezze che hanno contrassegnato il quinquennio (più appendice temporale) significa anche stabilirsi in modo radicale sulla riva sinistra del fiume, lasciando andare le inservibili barchette del doppiogiochismo travisato da falso moderatismo. Per farlo il Primo Cittadino non esiti ad esplorare mondi vicini, eppure mai perlustrati poiché considerati troppo “rischiosi”. Se la Politica, con le sue ampie visioni, si riappropriasse degli spazi, piccoli per antonomasia, della burocrazia, anche l’ordinaria amministrazione acquisterebbe un gusto molto più ricco di quello insapore somministrato durante il mandato d’esordio.

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