Pazienti post Covid trasferiti a Serra, Rosi non si lascia incantare dall’Asp: “Pezza peggiore del buco”

"Chi di dovere faccia luce su una vicenda che da qualsiasi lato la guardi ti lascia sempre più perplessi"

“Con un comunicato stampa, partorito dopo tre giorni dall’evento, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, al fine di ‘tranquillizzare tutti i cittadini’ (così è riportato), ha ritenuto di fornire – commenta Bruno Rosi – la propria versione dei fatti in merito al ricovero dei tre pazienti “Post-Covid” dimessi dal Policlinico di Catanzaro e ricoverati presso il reparto di lungodegenza dell’Ospedale di Serra San Bruno.


Nel comunicato c’è scritto letteralmente che ‘il Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria ha chiesto all’ASP di Vibo di disporre il ricovero presso la RSA di Soriano Calabro di tre pazienti guariti e dimissibili sottoposti ai tamponi prescritti dalle norme di legge’.
Alla luce di questo scarno comunicato, a dir poco allucinante, si capisce solo che chi ne esce con le ossa rotte è, come al solito, l’Ospedale di Serra San Bruno ed i due reparti ancora in esso presenti (fino a quando?), Medicina e Lungodegenza.
Il comunicato avrebbe dovuto fornire le risposte alle numerose domande che tale vicenda a suscitato, ma non è riuscito nemmeno a chiarire quali siano stati i criteri usati dall’ASP di Vibo per ritenere che i tre pazienti non dovessero essere ospitati né nella Residenza Sanitaria Assistenziale di Soriano, individuata dal Dipartimento, né nel reparto di Malattie infettive di Vibo Valentia (come è avvenuto dopo che la frittata era già stata fatta), ma dovessero essere ricoverati presso la Lungodegenza del nosocomio di Serra San Bruno, mai individuato come Ospedale Covid o Post-Covid né tantomeno minimamente attrezzato a fronteggiare una situazione come quella che si è venuta a creare”.
“Questo denota, qualora ce ne fosse bisogno, l’assoluta mancanza di conoscenza delle potenzialità delle strutture ospedaliere dell’ASP di Vibo Valentia e dovrebbe far capire – a giudizio del già sindaco di Serra San Bruno – a chi di dovere che per far funzionare tali strutture non basta una visita di una mezz’oretta dopo quasi un anno da quando si è stati nominati alla guida di un’Azienda Sanitaria Provinciale.
Hanno cercato di mettere una pezza che, di parecchio, è peggiore del buco: sarebbero da proporre per il premio Nobel.
Speriamo solo che qualcuno più in alto di noi possa porre rimedio agli strafalcioni commessi da chi dovrebbe essere preposto alla salvaguardia della salute dei cittadini di Serra San Bruno e dell’intero circondario, e confidiamo anche che chi di dovere faccia luce su una vicenda che da qualsiasi lato la guardi ti lascia sempre più perplesso.
Naturalmente, in un Paese dove nessuno si dimette, è inutile parlare – è il pensiero finale di Rosi – di dimissioni”.

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