Dopo Patrizia Nardi, Angela Marcianò: nella tana di Falcomatà non c’è spazio per le intelligenze

Male era iniziata, peggio si è conclusa: la guerra dichiarata da Giuseppe Falcomatà ad Angela Marcianò ha trovato il suo epilogo su una pagina di giornale. E’ stata la “Gazzetta del Sud”, nell’edizione odierna, a dare la notizia alla città, all’ormai ex assessore ai Lavori pubblici compresa. Con la maleducazione istituzionale che ne contraddistingue ogni singolo passo, il sindaco di Reggio Calabria ha scelto le vie indirette della meschinità per partecipare alla giovane docente universitaria che lei non sarà più parte integrante della Giunta comunale. E’ stata la stessa dirigente nazionale del Partito Democratico ad annunciarlo con un post sulla sua pagina Facebook che in questi minuti è inondato di commenti dai quali si evince chi tra i due è uscito davvero a testa alta e con le braccia levate al cielo in segno di vittoria: non il Primo Cittadino. La sensazione lasciata da questa brutta storia, che con la politica non ha nulla a che vedere, essendo, invece, annoverabile, nel genere volgare conosciuto come “bassezze morali e rancori personali”, è di un finale solo provvisorio. Altre saranno le tenzoni in cui i due contendenti incroceranno le lame e non è difficile prevedere che sarà Angela Marcianò ad indossare la corazza più spessa. Il ritiro delle deleghe da parte del sindaco nei confronti di colei che egli medesimo aveva offerto alla città come icona della legalità è un atto legittimo, ma dal quale l’opinione pubblica pretende discendano benefici effetti per la comunità. Spieghi, ora che non ha più tra le scatole un’altra tra le persone che, evidentemente, ostacolavano, la sua altrimenti inarrestabile attività amministrativa, quali siano i meriti degli altri membri dell’Esecutivo di Palazzo San Giorgio, a fronte dei demeriti di cui si sarebbe macchiata la giuslavorista. E lo faccia non servendosi del puerile registro presenze in Giunta, più degno di una scuola elementare che del Palazzo di Città. Un auspicio che, è facile prevedere, non sarà soddisfatto, se è vero come è vero che, a distanza di sette mesi, quella stessa opinione pubblica è ancora in attesa di qualcuno in grado di fornire le dovute motivazioni in merito alla defenestrazione di un’altra “epurata eccellente” come Patrizia Nardi, un’intellettuale apprezzata ovunque, ma non nelle anguste stanze in cui, dall’autunno del 2014,  si consumano ripetutamente fallimenti conclamati. Aveva un’unica colpa, forse: quella di essere dotata di uno spessore culturale palesemente incompatibile con quello medio espresso dallo scadente branco riunito attorno alla pavida protervia del Capo. Identico copione seguito nel capitolo successivo: quello della professoressa dell’Università Mediterranea era un destino segnato. Insopportabile allo sguardo torvo del Primo Cittadino la quantità di apprezzamenti raccolti da Angela Marcianò, tra la gente ed a Roma, dove ha fatto ingresso dalla porta principale, spalancatagli da Matteo Renzi. Un ingresso, quello nella Segretaria Nazionale del PD, che ha mandato in tilt le debolezze caratteriali di Falcomatà fino ad indurlo a compiere il gesto estremo dell’estromissione dalla Giunta dell'”acerrima nemica”. Adesso, in ogni caso, spogliatosi anche dell’ultimo alibi che indossava, potrà vestire l’abito più congeniale, quello dell’uomo solo al comando”. Dimostri, nei fatti, di essere davvero “al comando”, anche se è molto più probabile che si accorga di essere “solo”.

Contenuti correlati

Commenta per primo

Lascia un commento