Parte da Serra l’avviso di sfratto ad Oliverio: “Ora discontinuità, verso un’alleanza civica”

È stata una “Festa dell’Unità” per certi versi lontana dai canoni usuali quella svoltasi nella città della Certosa, non nella centrale piazza Azaria Tedeschi (causa pioggia) ma a palazzo Chimirri.

Perché nel suo momento saliente – il dibattito dal titolo eloquente “Una nuova alleanza per il futuro della Calabria” – i bersagli erano due: il logico avversario rappresentato dall’asse Lega-Movimento 5 Stelle e (soprattutto) il governatore Mario Oliverio. A sferrare i fendenti più dolorosi è stato il consigliere regionale Carlo Guccione che ha sviluppato il suo ragionamento a partire da “fatti politici incontestabili”. “Da quando governiamo la Calabria – ha affermato – abbiamo perso tutte le competizioni. Con i precedenti presidenti Loiero e Scopelliti, accadeva il contrario. C’è un giudizio negativo sul partito e sul modo di governare la regione. C’è stata una gestionale padronale del Pd da parte di Oliverio e Magorno”. Il timore è quello di “una sconfitta elettorale eclatante già scritta”; c’è uno scollamento dimostrato dalla “mancanza di riunioni da tre anni e mezzo, cosicché in Consiglio regionale arriviamo senza coordinamento”. L’idea allora è di “mettere in moto un’alleanza in netta discontinuità con questa esperienza” combattendo quel “consociativismo che è il male della Calabria”. Si punta ad “interloquire con quel pezzo del Movimento 5 Stelle che è il nostro cuore e il nostro elettorato, con le forze progressiste, cattoliche e con il mondo dell’associazionismo”. Il tutto con interrogativi sul groppone così pesanti da spingere Guccione ad augurarsi che “il Pd possa esserci nella prossima competizione elettorale”, ma anche con la speranza che “la Calabria possa diventare un laboratorio politico nazionale”.
Progetti belligeranti anche dall’altro componente di Palazzo Campanella Vincenzo Ciconte che ha premesso che “i consiglieri regionali sono determinanti per l’elezione del presidente della Regione” e che “non si deve tentare di cambiare la legge elettorale adesso, prendendo come pretesto le preferenze di genere, sulle spinte di influenze esterne”. Nel suo mirino ha inizialmente messo Matteo Renzi, che “non ha portato avanti una visione chiara”, chiedendosi se “la Leopolda creerà un nuovo partito”. Quanto all’ambito regionale, ha sostenuto che “nessuno vuole fare lo sgambetto ad Oliverio” aggiungendo però che la Giunta “non è di alto profilo e manca di collegialità”. Conseguenti i passaggi successivi: “Oliverio faccia un bagno d’umiltà e chiami i consiglieri regionali, prenda atto che non ci può essere un uomo solo al comando”. Piuttosto serve “un’alleanza con forze civiche e moderate”. Parzialmente più cauto il già parlamentare Nicodemo Oliverio, secondo il quale “in tanti credono ancora nel Pd” che comunque “non deve essere più cattivo del necessario e deve evitare il catastrofismo”. Ha avvertito che “con il civismo non si risolvono i problemi” ma, rimanendo “uniti”, occorre “uno sforzo in più per creare un’alleanza più ampia” perché “la Regione non ha governato come doveva”. Uno stop “all’autoreferenzialità e al contarsi con le tessere” è arrivato infine dal segretario provinciale del Pd di Vibo Valentia Enzo Insardà, ad avviso del quale i democratici devono scegliere se essere “un partito liberista o un partito che si rivolge alle classi più deboli”.

Contenuti correlati

Commenta per primo

Lascia un commento