Ospedale di Serra, “troppe coincidenze che coincidono”

L'ospedale di Serra San Bruno

*di Bruno Vellone – Come direbbe Totò qui ci sono “troppe coincidenze che coincidono”. La singolare volontà dei vertici dell’Asp di Vibo Valentia di depotenziare (si tratta di questo) l’ospedale San Bruno, nel bel mezzo di una emergenza sanitaria che passerà alla storia, ha a dir poco dell’assurdo. Se non fosse per il fatto che sembrerebbe esistere un chiaro disegno messo a punto da anni: ridimensionare l’entroterra e accentrare tutto nel capoluogo di provincia. Lo sanno bene i politici di ogni schieramento che dopo essersi indignati (con fiumi di comunicati stampa e senza mai atti concreti), si sono successivamente accodati alle decisioni dell’Asp.

E lo sanno altrettanto bene i cittadini che di volta in volta si sono visti “scippare” i vari reparti dell’ospedale (la chiamano razionalizzazione), la chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace, la quasi chiusura dell’Inps e via discorrendo. Tutte le conquiste sociali ottenute dal popolo dell’entroterra delle Serre nel corso di decenni di battaglie, la cosiddetta “classe dirigente” vibonese se l’è portata via con gli interessi. Non servono note, rassicurazioni, ragguagli, riunioni e dichiarazioni social, c’è una realtà che sta mutando ed un territorio che sta morendo, e per incidere significativamente su detti mutamenti ed impedirne il tracollo definitivo c’è bisogno di atti concreti. Per reintegrarle ci vorrebbe una cura da cavallo e la politica sembra muoversi nelle infinite orbite pirandelliane del “cosi è se vi pare”, tante verità e poche ricette, ogni politico nostrano ha la sua. La soluzione non è nemmeno quella di cambiare provincia, il problema è politico e va affrontato e risolto con gli strumenti politici. Fino a che il cittadino, soprattutto dalle nostra parti, verrà tenuto in considerazione in virtù della capacità di produrre reddito, nella possibilità di delegare attraverso il voto politici che badano più ai privilegi che ai bisogni di un territorio, non ne usciremo. Il problema, dunque, è squisitamente politico ma la questione è puramente culturale.

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