Le preoccupazioni riguardanti il futuro dell’ospedale “San Bruno” hanno ricevuto una prima risposta, almeno sulla carta. È infatti giunto il riscontro rispetto all’interrogazione che era stata presentata dal consigliere regionale del Pd Ernesto Alecci, che aveva ripercorso le recenti tappe, prendendo spunto anche dalle iniziative del Comitato “San Bruno, e chiesto lumi sul percorso di riorganizzazione.
“Con il Dca n. 198/2023 – è scritto del documento di risposta all’interrogazione n. 200/12^ – non si è inteso procedere alla chiusura dell’ospedale di Serra San Bruno, ma lo stesso verrà asservito alla rete territoriale potenziando, per l’effetto, la prestazione sanitaria che diverrà più immediata, concreta e appropriata per la popolazione residente e non. Così generando una presa in carico del cittadino e garantendone la continuità assistenziale”. Parole che vanno interpretate, anche perché seguite dalla precisazione secondo cui “l’effetto propositivo sarà accompagnato da un contenimento della spesa sanitaria a parità di offerta”. A non convincere, però, è l’uso di determinati termini per come si evince nei passaggi successivi: “l’accentramentopresso l’ospedale di Vibo Valentia che, per localizzazione geografica centrale, non può creare alcun nocumento all’ospedale di Serra San Bruno che, anzi, nel contrarsi l’offerta per acuti assicurerà una più incisiva, concreta e immediata risposta alla domanda sanitaria della popolazione residente, attraverso un modello integrato di cure ospedale-territorio più appropriato ed efficienza”. Dunque, è chiaro che l’ospedale nel senso con cui era conosciuto in precedenza lascerà il posto a qualcosa di diverso, più riferito alla rete territoriale. Ulteriori ragguagli vengono forniti nella parte finale: “con la nuova rete ospedaliera così come determinata nel Dca 198/2023 tutta l’offerta riceverà un considerevole potenziamento in termini di aumento di posti letto ed una maggiore appropriatezza clinica e organizzativa. Tanto è agevolmente riscontrabile adottando una visione sistemica della programmazione regionale dell’offerta sanitaria, tesa all’integrazione ospedale-territorio. Il tutto tenuto conto anche delle nuove strutture territoriali individuate sul territorio di riferimento, come disciplinato dal DM 77/2022 recepito nel Dca 197/2023 del nuovo assetto della rete territoriale”. Le perplessità per la popolazione, alla luce di questa esposizione, permangono e vengono alimentate: non sono infatti sufficientemente chiari (o forse lo sono abbastanza) gli effetti pratici di questa nuova impostazione.