“Ospedale di Serra esempio di umanità e professionalità”

La testimonianza del figlio di una paziente del reparto di Lungodegenza

*Ho perso mia madre Fava Natalina Elide qualche settimana fa.
Se n’è andata in una fredda notte d’inverno, un paio di giorni prima che l’anno vecchio cedesse il passo a quello nuovo, dopo tante sofferenze.
In silenzio, senza disturbare; con il viso sereno.
Ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita nel reparto di Lungodegenza dell’ospedale di Serra San Bruno diretto dal dottor Giuseppe Battaglia, dove ha festeggiato il suo ultimo compleanno, il suo ultimo Natale, confortata dalla costante presenza del personale medico, paramedico ed ausiliario, che l’ha accudita con dedizione e cura fino alla fine, andando oltre il dovere imposto dal ruolo lavorativo ricoperto.
A loro va tutta la mia gratitudine, il mio affetto.
Quando ci lascia una persona cara, ancor più quando ad andarsene è nostra madre, alla quale siamo legati a doppio filo dalla nascita, il dolore è sempre acuto, inspiegabile; che sia giovane o molto avanti negli anni, quale era la mia, ci si sente orfani, anche se si hanno i capelli bianchi.
Sarà che, nel nostro immaginario, i genitori sono quasi degli eroi immortali.
E quando si sta vivendo una così grave perdita, il fatto che la propria madre sia stata curata come avremmo fatto noi e ancor di più, ci dà il sollievo di aver alleggerito i suoi ultimi giorni, di aver dato un senso ad una vita spesa per i figli, nonostante le difficoltà e la sofferenza.
Non sarò mai grato abbastanza a tutte le persone che le sono state vicine, che “nonostante l’età” l’hanno assistita come non dovesse passare mai oltre, curando la sua anima oltre che il suo dolorante corpo.
Voglio rendere partecipi tutti coloro che avranno il piacere di condividere con me questa mia esperienza, pur nella sua fragilità, di un fatto singolare accaduto proprio l’ultimo giorno. Un’infermiera, di turno nel reparto in cui era ricoverata mia madre, in un estremo gesto di grande umanità e di carità cristiana, accorgendosi che il momento era sempre più prossimo, ha staccato dal muro un crocifisso e glielo ha posato delicatamente sul petto, per accompagnarla cristianamente all’incontro con Dio.
Credo che, da lassù, mia madre gliene sarà eternamente grata.
*Antonio Rotella

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