Operazione “Nerone”. Incendio appiccato per vendicare l’abbandono della spazzatura in un terreno del boss

Emergono ulteriori dettagli in relazione alla cattura di Antonio Labate, accusato di aver dato alle fiamme un’abitazione (leggi qui i particolari). L’incendio, appiccato secondo gli inquirenti, da Labate, al fabbricato occupato dalla donna rumena ha messo in serio rischio la vita di sei persone, donne, bambini e un uomo che si erano ritrovati per festeggiare un compleanno. Potevano essere anche mortali le conseguenze dell’incendio se gli occupanti della casa invasa dal fuoco non avessero avuto la prontezza d’animo di scavalcare una finestra sul retro e di attutire le fiamme con coperte, prima dell’intervento dei Vigili del Fuoco e delle Volanti della Questura. Sulla scorta di quanto ipotizzato dagli investigatori, futili sarebbero stati i motivi del delitto legati all’abbandono di alcuni sacchetti di immondizia di fronte all’ingresso di un terreno dello stesso labate. La Direzione Distrettuale Antimafia contesta l’aggravante mafiosa perché i fatti sono stati commessi per agevolare l’attività della cosca Labate, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva. Il clan Labate controlla il quartiere Gebbione di Reggio Calabria.

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