Omicidio al cimitero di Piscopio: in carcere due persone

L'assassinio fu commesso nell'aprile del 2005

Oggi personale della Squadra Mobile di Vibo Valentia ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Michele Fiorillo alias “Zarrillo” e Rosario Battaglia alias “Sarino”, poiché ritenuti responsabili, unitamente a Rosario Fiorillo alias “Pulcino” (all’epoca dei fatti quindicenne e per il quale si procede separatamente), dell’omicidio di Antonio De Pietro, avvenuto nei pressi del cimitero di Piscopio l’11 aprile 2005, allorquando venne raggiunto alla testa e al collo da svariati colpi di arma da fuoco.


Le investigazioni hanno dato conto della oculata predisposizione di luoghi e mezzi da parte dei soggetti coinvolti i quali avrebbero agito al fine di consumare una vendetta, dettata da ragioni familiari ed economiche, nei confronti di De Pietro, “colpevole” di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con Maria Concetta Immacolata Fortuna, madre di Rosario Fiorillo, a causa della quale la donna stava dilapidando il patrimonio dell’intera famiglia.
Tale rapporto more uxorio era fortemente osteggiato da Rosario Fiorillo che, ritenuto esecutore materiale del delitto, avrebb agito indisturbato, grazie al concreto apporto fornito dai destinatari della misura restrittiva eseguita oggi.
Le primissime attività investigative espletate all’epoca dell’uccisione di De Pietro avevano condotto all’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti dei presunti responsabili, provvedimento che, tuttavia, non fu convalidato per carenza di gravità indiziaria, con conseguente scarcerazione dei medesimi.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffaele Moscato e Andrea Mantella, riscontrate dagli investigatori della Squadra Mobile di Vibo Valentia, hanno poi permesso, a giudizio degli stessi, di cristallizzare ulteriori elementi posti quindi alla base del nuovo provvedimento restrittivo.
Agli indagati sono contestate, inoltre, la detenzione e il porto di armi in luogo pubblico, oltre che le aggravanti del metodo mafioso e della premeditazione.

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