Oliverio è sull’orlo del precipizio e per qualcuno è scoccata l’ora del “tengo famiglia”

Il salto della quaglia non cessa mai di essere l'attività preferita da una parte del ceto politico

Nessuno stava aspettando il 20 febbraio dell’anno del Signore 2019 per scoprire che per buona parte della classe politica è il principio del “tengo famiglia” a muovere i fili delle proprie azioni, ma anche la soglia della decenza merita di non essere oltrepassata.

Un limite che non devono essersi posti Tonino Scalzo, Peppe Neri e Franco Sergio, tre pedine rilevanti nello scacchiere del centrosinistra di Mario Oliverio che però, in prossimità dell’ultima curva prima del rush finale della legislatura, hanno scelto di compiere il più classico dei salti della quaglia nella speranza di trovare una posizione favorevole in vista delle candidature da approntare per il rinnovo dei componenti di Palazzo Campanella. E’ vero che già dalla scorsa estate avevano manifestato i primi mal di pancia, ma è altrettanto vero che, se è stato fatto un lungo pezzo di strada assieme al centrosinistra, indossare poi la casacca di “Direzione Italia” capitanata da quel Raffaele Fitto destinato a confluire, dopo le Europee, nel nuovo partito concepito da Giorgia Meloni, è qualcosa di adatto solo a stomaci forti. Un percorso, quello con la coalizione uscita vincente nel novembre del 2014, intrapreso, peraltro, da prospettive privilegiate: basti pensare a Scalzo, che addirittura, in quota Partito Democratico, era stato eletto, all’alba del dimenticabile quinquennio targato Oliverio, presidente del Consiglio regionale, salvo dimettersi per problemi giudiziari. Peppe Neri, invece, continua a far parte dell’Ufficio di Presidenza, ma la sua defezione, ad essere sinceri, non desta particolare stupore. Prima di diventare assessore provinciale all’Ambiente a Reggio Calabria nella Giunta presieduta da Pinone Morabito, infatti, era stato tra i giovani più vicini a Nino Foti, all’epoca Commissario provinciale di Forza Italia. Non importa il passato, quel che conta è il futuro, personale s’intende, non certo quello della Calabria. Un futuro che deve continuare ad essere dalla parte dei vincitori: annusare il vento, del resto, è l’attività prevalente e permanete per una porzione consistente del ceto politico. I tre consiglieri regionali ora si sono lanciati, ben protetti dal paracadute, dall’aereo molto malmesso e mai funzionante guidato da Oliverio, ma, in omaggio a quel principio del “tengo famiglia”, dovranno ora indovinare l’atterraggio: la confusione, anche relativa alle candidature alla presidenza, sotto il cielo del centrodestra non lascia presagire un morbido contatto col terreno accidentato delle urne.

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