O incoerenza portami via

Il Primo Cittadino riconfermato ha subito colto l'occasione per tornare ad essere il Pontifex Maximus

Era il tardo pomeriggio del 22 settembre e lo spoglio successivo al primo turno non lasciava più adito a dubbi di sorta: Reggio Calabria, come ampiamente previsto, avrebbe avuto bisogno del ballottaggio per scegliere il sindaco della città. A giocarsi la fascia tricolore sarebbero stati l’uscente Giuseppe Falcomatà e l'”impensabile” sfidante (per modo di dire) Antonino Minicuci.

Una partita in cui blandire potenziali alleati per rinfoltire i ranghi avrebbe potuto essere decisivo e così è stato, infatti, per il Primo Cittadino, che ha beneficiato del supporto esplicito (ed anche naturale vista la comune occupazione dello spazio riservato alla sinistra) di Saverio Pazzano forte di un soddisfacente risultato elettorale. Nell’occasione, una conferenza stampa a commento dei dati che via via affluivano dai seggi, il sindaco spalancò le porte financo ad Angela Marcianò, dallo stesso estromessa dalla Giunta nella torrida estate di tre anni fa, quando la docente universitaria si accingeva a concludere felicemente la sua gravidanza. Un’ipotesi, quella di aprire ad una possibilità di accordo, che, proprio a causa del passato burrascoso tra i due, avrebbe dovuto obbligatoriamente essere riposta nel cantuccio dei desideri impossibili e dei rimpianti se solo fosse stata la coerenza a muovere i fili delle riflessioni di Falcomatà. Invece, la necessità di inseguire ed ottenere a tutti i costi l’obiettivo della riconferma lo ha indotto a cedere al passo della contraddizione, un passo compiuto nel solco della guerra identitaria alla Lega Nord. Una guerra invero immaginifica alla luce della grottesca percentuale di consensi racimolata dai salviniani reggini, ma tant’è. Quando sono in gioco “interessi capitali” la spregiudicatezza è compagna di viaggio inseparabile, al pari di abbondanti porzioni di doppiezza. Trascorse due settimane, e con il sapore della vittoria ancora in bocca, il Primo Cittadino riconfermato ha subito colto l’occasione per tornare ad essere il Pontifex Maximus che attribuisce gratuitamente giudizi a destra e a manca, oltre che patenti di democraticità. In questo brevissimo arco temporale, infatti, si è accorto che quella stessa Angela Marcianò di cui Reggio aveva bisogno per fermare l’inesistente avanzata dei barbari leghisti non può assolutamente essere avvicinata. Il motivo è presto detto: non la si può considerare espressione del civismo, tenuto conto che delle quattro liste a supporto della sua candidatura a sindaco una era del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Ora, pur non volendo essere eccessivamente puntigliosi, ma corre voce, tutta da verificare, che logo e candidati del Movimento Sociale Fiamma Tricolore fossero ben visibili già ai tempi (due settimane fa) in cui Falcomatà si era premurato di aprire il varco dal quale fare entrare la giuslavorista dell’Ateneo messinese. Un pertugio che, dunque, avrebbe permesso di collaborare con una donna circondata da allarmanti fascisti che tali sono, se si segue il filo (il)logico del Primo Cittadino, a intermittenza. In questo scenario di “sbadataggine” finta e autoritarismo vero, l’aspetto bizzarro della vicenda è che gli insegnamenti tratti nel corso della comune esperienza in Giunta mai avrebbero fatto accostare Angela Marcianò ai “Falco boys”, tra l’altro stanchi ed esausti al termine della marcetta sul Corso Garibaldi per festeggiare il successo ammaliati dalla melodia di “Incoerenza portami via”.

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