“Nuova” Giunta all’insegna del “vecchio” Falcomatà

L'auspicio è che, sia pur seguendo lo stesso approccio mal riuscito del passato, il viaggio sia meno timido e più produttivo

Il primo passo, straordinariamente importante perché restituisce l’immagine del profilo che si intende dare al cammino futuro, ha colto il sindaco di Reggio Calabria con il piede in fallo nella buca della continuità. Una non notizia in una città dalle strade forate da crateri e voragini, ma che, al momento, non concede al “secondo tempo” invocato ed ottenuto dal Primo Cittadino speranze rosee. Nessuna deviazione rispetto a principi, intangibili per Giuseppe Falcomatà, ma che già si sono rivelati deleteri per la vita, molto complicata, del popolo. Riparte, dunque, da qui, con una nuova Giunta comunale che sa tanto, tanto, di vecchio, sia nel metodo che nei nomi. Segno, evidentemente, che di idee da quelle parti non ne circolano granché e quelle poche vaganti sono anche di qualità discutibile. Già il ritardo con il quale il sindaco sta scegliendo il vice, che ne eserciterà le funzioni in caso di sospensione successiva ad una eventuale sentenza di condanna nel processo “Miramare” suggerisce le difficoltà nel mantenersi in equilibrio sul filo sottile dei compromessi, ma oggi, giorno della presentazione, è opportuno concentrare l’attenzione sui nomi dell’Esecutivo. Di esterni nemmeno l’ombra, se si vuole alzare il velo dell’ipocrisia e non attribuire tale patente a soggetti che, molto più banalmente, non sono passato dalle forche caudine delle urne o da esse sono stati bocciati: cosa ben diversa rispetto a figure autenticamente competenti e da pescare tra le personalità di prestigio del modo del lavoro e delle professioni. L’elenco degli assessori non riserva sorprese rispetto alle voci circolate per settimane: Rocco Albanese (PD), Paolo Brunetti (Italia Viva), Irene Calabrò (A Testa Alta-PSI), Mariangela Cama (in quota Mimmo Battaglia), Demetrio Delfino (Articolo 1), Giovanni Muraca (La Svolta), Giuggi Palmenta (S’Intesi), Rosanna Scopelliti (ex PdL-NCD). Questo è tutto. Scendendo nel dettaglio, non c’è molto da dire se non che Albanese, da pensionato Telecom, si occuperà di manutenzioni e patrimonio edilizio; che Brunetti, dopo essersi occupato, da consigliere comunale, della delega ai servizi idrici particolarmente carenti da un lembo all’altro di Reggio Calabria, dovrà gestire i settori spinosissimi di Ambiente e Polizia Municipale. Due rappresentanti della vecchia maggioranza, al pari di Calabrò, che, come nella seconda parte del primo mandato, gestirà il Bilancio e Cama, confermata all’Urbanistica. L’unico fedelissimo ad aver mantenuto il posto in Giunta nonostante sia imputato, da coprotagonista con lo stesso sindaco, nel processo “Miramare”, e indagato nell’inchiesta “Helios”, è Muraca, titolare dello scivoloso dossier dei Lavori Pubblici. Chi confida in un taglio politico che superi gli angusti orizzonti dell’ordinaria amministrazione può sperare nel solo Delfino, per sei anni presidente del Consiglio comunale e che, per sensibilità e cultura, è l’unico ad aver trovato l’incastro perfetto, in quanto sarà impegnato nel rognoso campo delle Politiche sociali. Palmenta accede direttamente nella “stanza dei bottoni” provenendo dal terzo posto nella lista “S’Intesi”. Una strada meno tortuosa rispetto a quella percorsa da Scopelliti, figlia dell’ex alto magistrato della Corte di Cassazione trucidato il 9 agosto del 1991. Deputata di PdL e Nuovo Centrodestra nella scorsa legislatura, era stata in predicato di fare ingresso nella squadra di Palazzo San Giorgio al tramonto del “primo tempo” di Falcomatà che ora le affida il compito di curare la Cultura. Tirando le somme e, in attesa dell’elezione, tra quarantotto ore, di Enzo Marra a presidente del Consiglio comunale, i conti della discontinuità ricercata dal sindaco non tornano. L’auspicio è che, sia pur seguendo lo stesso approccio mal riuscito del passato, il viaggio sia meno timido e più produttivo.

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