Non rispettava i domiciliari: la Polizia porta in carcere il nipote del boss

Il giovane era stato arrestato per il reato di violenza privata aggravato dalle modalità mafiose

Nel pomeriggio di ieri, al culmine di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, gli investigatori della locale Squadra Mobile hanno condotto in carcere il 22enne Giovanni Tegano, nipote del noto boss omonimo, vertice dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta ed attualmente detenuto – per il delitto di violenza privata aggravato dalle modalità mafiose, commesso ai danni di un giovane reggino – in esecuzione di una nuova ordinanza, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari, di aggravamento della precedente che disponeva gli arresti domiciliari.

Tegano era stato arrestato e posto ai domiciliari il 22 giugno scorso per i fatti avvenuti nella notte del 28 maggio 2017, dinanzi ad un noto bar della movida reggina, allorché il giovane giungeva sul posto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, insieme ad altri giovani a bordo di un’auto a forte velocità, andando così ad impattare con il marciapiede situato accanto al luogo in cui era seduta un ragazzo che stava trascorrendo la serata insieme ai propri amici; avvertito l’impatto della ruota contro il marciapiede, la vittima aveva fatto cenno al conducente di andare piano, trovando tuttavia la pronta reazione del guidatore che scendeva dal veicolo, unitamente ad altri quattro giovani, e con fare minaccioso profferiva parole del genere “Non sai chi sono io? Sono Giovanni Tegano”, continuando poi ad inveire e ad utilizzare la chiave dell’autovettura spingendola contro il collo della vittima, provocandogli lesioni personali. A Tegano viene contestata l’aggravante mafiosa per avere evocato, ostentando il proprio cognome, la forza intimidatoria dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, storicamente espressione di una delle più temibili frange della locale criminalità organizzata. Nel più recente periodo, a seguito di ulteriori indagini svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, supportate da presìdi tecnologici, sono state riscontrate continue ed abituali violazioni degli obblighi imposti al giovane Tegano con l’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari, essendo emerso come lo stesso, violando l’assoluto divieto, fosse solito non solo comunicare per via telefonica e telematica (sms e videochiamate) con persone diverse da quelle con lui conviventi – quindi potenzialmente a conoscenza dei fatti contestati ed eventualmente anche in grado di concordare versioni di comodo sull’accaduto – ma anche prendere appuntamenti e ricevere, con assidua frequenza, degli amici con i quali trascorrere serate conviviali presso l’abitazione in cui era ristretto. Per tali motivi, il Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, ha disposto l’aggravamento della misura cautelare con l’applicazione della custodia in carcere. Pertanto, Teganoè stato rintracciato dalla Polizia di Stato presso la sua abitazione e condotto nella casa circondariale di Reggio Calabria “San Pietro”, dove si trova attualmente ristretto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.

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