Non chiamatela Politica

Sebbene ancora non si siano sedimentate compiutamente scorie e tossine sviluppatesi dopo l’annuncio, da parte del presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, dei nomi che la comporranno, è il caso di concedersi una valutazione generale. Considerazioni che, è bene sottolinearlo in premessa, esulano dal merito delle scelte, ma riguardano il metodo, tutt’altro che ortodosso, adottato per formare l’Esecutivo calabrese. Nulla di insolito, sia chiaro, ma anche al mancato rispetto della politica, tanto caro alle orde di barbari che da ormai tre decenni rimpolpano le truppe urlanti dell’opinione pubblica, dovrebbe essere posto un argine. Peccato che questo argine sia, in realtà, abbattuto dagli stessi politici che, nella loro totale, pura e irreversibile incomprensione degli eventi non riescono a capire che i primi a predicare il suicidio delle istituzioni sono essi stessi. Ne sono complici tutti i “pastori” che governano le greggi nei diversi pascoli che un tempo chiamavamo partiti. Dietro la frase fatta “i partiti non esistono più”, infatti, si nasconde dietro un mondo che ha ridotto a brandelli la democrazia, anestetizzando il popolo vittima ma stoltamente convinto di essere carnefice. Basti pensare che il Movimento 5 Stelle, nato per ribaltare il Sistema, una volta cresciuto, ha conquistato il poco commendevole primato di essere diventata il perno del medesimo Sistema, con una abilità camaleontica suscettibile da farne major partner di tutte le formule di governo (eccezion fatta per quelle che coinvolgono Fratelli d’Italia, i soli a rimanere fuori da ogni pastrocchio parlamentare).

Si badi bene: nessun rigurgito nostalgico, ma la semplice presa d’atto che in altra epoca la selezione della classe dirigente, ottima o scadente che fosse, scaturiva da un equilibrio autenticamente politico, l’esito di ragionamenti complessi e in cui correnti e forze organizzate attorno ad un’idea convergevano o divergevano a seconda degli interessi colletti dei quali erano portatori. E’ indubbio che nelle maglie, per quanto strette, delle trattative, si infilassero faccendieri e lestofanti, opportunisti voltagabbana e delinquenti patentati (che non sono scomparsi all’improvviso, anzi conquistano spazio con ancora maggiore facilità), ma tutto avveniva secondo regole, anche non scritte, opportunamente concepite per conferire ordine alla vita democratica, a qualsiasi livello. Tutto adesso rovesciato nella discarica dell’antipolitica, lasciando spazio ad interessi personalissimi di soggetti che trattengono sotto i loro pesanti tacchi le prospettive collettive. E’ questo il retroterra subculturale che fa diventare vicepresidente della Giunta regionale la cugina di un Deputato della Repubblica italiana. Pur senza voler spezzare l’incantesimo dell’unanimismo che vuole Giusy Princi una delle menti più illuminate del mondo scolastico del pianeta, è di tutta evidenza che a far premio sulle sue competenze sia stata la “cuginanza” con l’onorevole Francesco Cannizzaro. Un peccato mortale? No. Un reato macroscopico? Nemmeno. Ma ciò non toglie che, con tutto questo, la Politica non c’entra neanche per finta, neanche per sbaglio. Non per niente, nell’ottobre di tre anni fa il prestigioso Liceo Scientifico reggino “Da Vinci” fu teatro inopportuno di una vera e propria manifestazione di Forza Italia travestita da cerimonia istituzionale (https://ilmeridio.it/liceo-scientifico-occupato-da-forza-italia-la-preside-non-porta-la-giustificazione/). Infuriò la polemica, ma la domanda di fondo rimase inevasa: poteva una scuola pubblica prestarsi ad una strumentalizzazione simile? Tant’è. Concentriamoci allora sulla solida credibilità costruita nel tempo dalle attività meritorie messe in campo dalla dirigente, ma anche rispetto al suo notevole curriculum non sarà sproporzionata la qualità e la quantità di deleghe che le sono state attribuite, tali da farne il centro di gravità dell’Esecutivo Occhiuto (Bilancio, Lavoro, Istruzione, Ricerca, Azioni di sviluppo per la Città Metropolitana di Reggio)? Un fardello pesantissimo da portare mentre a garantire per lei, e dietro di lei, non ci sarà nessun partito, ma il potentissimo cugino, big di Forza Italia e trascinatore di Occhiuto in ogni angolo della provincia reggina durante la recente campagna elettorale. La stessa Forza Italia che, alle latitudini vibonesi, ha dato margine di manovra illimitato pure al senatore Giuseppe Mangialavori, che ha pensato bene di piazzare un suo antico compagno di giochi, Rosario Varì, un avvocato di stanza a Roma, per l’occasione rientrante nella natia Calabria per occuparsi di Sviluppo economico. Liquidata la pratica “azzurra”, le dinamiche agli altri angoli del centrodestra non sono molto dissimili. Emblematico il caso di Fratelli d’Italia dove, infischiandosene del volere popolare che a taluno ha accordato il consenso, ad altri no, ha prevalso, in spregio dei valori e della storia della Destra, la logica della vicinanza alla “capa” e tanti cari saluti all’ingresso in Giunta di Giuseppe Neri: c’era da fare posto, costasse quel che costasse al “trombato” Filippo Pietropaolo e, quindi, ubi maior minor cessat, così ordinò la lider maxima dei “Fratelli di Calabria”, Wanda Ferro. Quanto alla Lega, non varrebbe la pena, perfino, sprecare una parola, alla luce del tracollo nelle urne di un’entità che esiste solo per dare un tetto a migranti elettorali. Chiunque avrebbe pensato che la sonora bocciatura di Tilde Minasi, notoriamente mal sopportata da quelle parti, vissuta come un corpo estraneo dalla base, nelle ore calde del destino in ebollizione al punto da minacciare fulmini e saette quando ha cominciato a circolare il suo nome, e, a dispetto di questo stato oggettivo delle cose, chi è che irrompe a piedi uniti nella “stanza dei bottoni” delle Politiche sociali? Naturalmente l’eterna e indistruttibile ex assessore comunale reggina alle Politiche sociali dei tempi che furono. Un fiume carsico che riemerge sempre nel momento più propizio, per lei, molto meno per la forza politica che sulla carta rappresenta in quel momento particolare. Eppure, il povero Occhiuto, bersaglio immobile delle schiaccianti pressioni provenienti da tutte le parti, non è riuscito a trovare un posticino a rappresentanti di Coraggio Italia, Forza Azzurri o UDC. Non tutto è perduto, però, per la Politica: a tentare di salvarne la baracca diroccata ci penseranno Fausto Orsomarso (FdI) e Gianluca Gallo (FI) che, a differenza dei loro succitati neo colleghi, sono arrivati al piano nobile della Cittadella regionale, dalla porta principale: quella conquistata a suon di preferenze, quella dietro la quale s’intravede ancora la luce fioca della democrazia.

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