“Non c’è nenti” e non c’è sindaco

Disse il (poco) saggio sindaco (sotto lungo processo) di Reggio Calabria: “Combattiamo lo spirito di alcuni riggitani che dice ‘Non c’è nenti'”. Una frase fatta (quella del sindaco sotto lungo processo) ignorante come tante dal sen gli fuggono, ma che tradisce, una volta di più, il suo incorreggibile accanimento contro il popolo, al quale, peraltro, egli non appartiene, essendo, per casato di famiglia, un dignitario non qualificato né titolato, ma ben imparentato.

Omettendo un qualsiasi giudizio sull’espressione dozzinale, attinta dal capiente baule delle bassezze triviali da cui tanto spesso il sindaco (sotto lungo processo) tira su a piene mani perle da affidare ai suoi simili, è opportuno ricordargli che dello stentato amor proprio e verso il destino comune da parte di una quota di vivi e morti dimoranti in città se ne era avuta piena contezza in occasione delle elezioni amministrative celebrate nell’autunno del 2020. Difficile, difficilissimo temere che in una qualsiasi altra località d’Italia, d’Europa, d’Occidente, un sindaco dal rendimento così modesto sarebbe stato riconfermato, eppure a Reggio Calabria 44mila “riggitani” si sono sentiti degnamente rappresentati dal Primo Cittadino (sotto lungo processo). Ad aiutarlo, infatti, è stato quel disfattismo inzuppato nella mediocrità fatta di assenza di servizi primari e di infima qualità della vita del quale Falcomatà è campione mondiale, come dimostra il fatto che senza quello stesso disfattismo inzuppato nella mediocrità lui oggi sarebbe a Milano alle dipendenze di Beppe Sala e, prima ancora, mai e poi mai, già nel 2014, in assenza di determinate dinamiche subculturali e istituzionali, sarebbe arrivato ad indossare la fascia tricolore di sindaco (sotto lungo processo).

Contenuti correlati