Nomina a direttore del Distretto sanitario di Damiani, Barillari e Maglia ricorrono al Giudice del Lavoro

I dottori Raffaello Barillari e Antonino Maglia hanno presentato ricorso al Tribunale di Vibo Valentia – Sezione Lavoro per “sospendere in via d’urgenza la delibera del Dg dell’Asp di Vibo Valentia n. 1313 del 23 novembre 2017 e la nomina del dottor Vincenzo Carmelo Damiani a direttore del Distretto  sanitario unico di Vibo Valentia” e per far “provvedere alla rinnovazione del procedimento sin dalla fase di nomina della Commissione selezionatrice e nel rispetto delle previsioni dell’Avviso pubblico”.

L’atto – che segue la diffida inoltrata a dicembre all’Asp (e per conoscenza alla Procura della Repubblica e all’Autorità nazionale Anticorruzione) e finalizzata alla “revoca dell’incarico di nomina di Damiani” – si basa sulla tesi secondo cui Damiani non “aveva titolo per partecipare alla procedura e doveva essere escluso per due concorrenti e autonome ragioni”. La prima di queste ragioni sarebbe la mancanza dei “requisiti specifici di ammissione richiesti dall’Avviso pubblico” poiché “avevano titolo a concorrere alla procedura (oltre ai dirigenti medici dell’Azienda con specifica esperienza nei servizi territoriali e adeguata formazione nella loro organizzazione), i medici convenzionati, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, D.Lgs 502/92, da almeno dieci anni limitatamente al medico di Medicina generale o al pediatra di libera scelta, escludendo altre forme di convenzione con altre categorie di medici” e Damiani vanterebbe “solo sei anni di anzianità quale medico convenzionato di Medicina generale” dato che “l’altro incarico di medico convenzionato indicato, al contrario, non può essere valido per la partecipazione in quanto relativo ad un incarico a tempo indeterminato di continuità assistenziale”. La seconda consisterebbe nel fatto che, per “come dallo stesso dottore Damiani dichiarato nella domanda di partecipazione”, lo stesso sarebbe “imputato nel procedimento penale per il reato di cui all’art. 323 del c.p.”.

Altro nodo sarebbe quello legato alla previsione secondo cui “la commissione aveva l’obbligo di indicare una terna” ed, invece, avrebbe “totalmente saltato il suo incombente, consegnando al direttore generale la lista con tutti i 13 candidati sulla base di un loro supposto equilibrio”.

Barillari e Maglia sostengono poi che “i risultati emersi dai giudizi non mettevano tutti sullo stesso piano” visto che “almeno 6 medici hanno avuto giudizi oggettivamente migliori rispetto a quelli del dottore Damiani” e rilevano che “la commissione ha indicato i criteri dopo la valutazione dei curricula” ed “i criteri indicati (ex post) dalla commissione nel verbale n. 8 sono del tutto inadeguati”.

Premesso che l’Avviso pubblico era stato formulato “in conformità e nel rispetto delle Linee di indirizzo regionali per l’uniforme applicazione in tutte le aziende del Ssr delle disposizioni normative e contrattuali in materia di conferimento degli incarichi dirigenziali prot. n. 348714 del 18 novembre 2016 del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria” ed aveva “previsto una dettagliata procedura” e muovendo dal principio secondo cui “anche gli incarichi di natura fiduciaria devono sottostare all’obbligo di una concreta motivazione”, i due specificano infine che “il Dg era obbligato a spiegare perché, tra tanti candidati idonei, ha ritenuto migliore il dottore Damiani” ed “avrebbe dovuto spiegare cosa avesse più degli altri, cosa potesse garantire all’Azienda, quali qualità potesse vantare tali da fare superare il gap dell’esperienza ridotta e addirittura della mancanza di requisiti”.

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