Nomina di Damiani a direttore del Distretto, indagati i vertici dell’Asp di Vibo

Continua a far discutere il corollario di implicazioni derivanti dalla nomina di Vincenzo Damiani a direttore del Distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo Valentia.

La vicenda era già finita sotto la lente d’ingrandimento del Tribunale Ordinario di Vibo Valentia – Sezione Lavoro e Previdenza, che, pronunciandosi sulla domanda proposta da Anna Maria Renda nei confronti dell’Asp di Vibo Valentia, nonché dello stesso medico serrese, aveva accolto la domanda della ricorrente ed annullato la delibera n. 1313 a firma del direttore generale, assunta in data 23 novembre 2017, e recante l’approvazione degli atti della procedura selettiva e il conferimento dell’incarico di direttore del Distretto. Il dottor Michelangelo Miceli, nella sua qualità di direttore generale facente funzioni dell’Asp, aveva poi provveduto alla immediata sospensione della stessa deliberazione. Il Giudice del Lavoro era andato a fondo sulle “criticità” riassumendole in 3 punti essenziali: “la decisione della commissione giudicatrice di sottoporre al direttore generale un elenco di aspiranti all’incarico ben superiore alla terna normativamente stabilita (e riproposta nella stesura dell’avviso pubblico) non è persuasivamente motivata”; “la delibera del direttore generale (n. 1313 del 23 novembre 2017) di conferimento dell’incarico è silente in ordine alla scelta compiuta in favore di Damiani (unico candidato, peraltro, a esser stato ammesso con riserva)”; “la circostanza, giustificata dall’Azienda resistente, dell’avvenuta disapplicazione – ad opera della commissione esaminatrice – dell’avviso pubblico, quanto al requisito della mancata sottoposizione dei candidati a procedimenti penali è abnorme”.
In particolare, il dubbio principale riguardava il requisito di essere medico convenzionato per almeno 10 anni.
Delle ultime ore è la notizia dell’indagine a carico dei vertici dell’Asp (il direttore generale Angela Caligiuri, il direttore sanitario Michelangelo Miceli ed il direttore amministrativo Elga Rizzo) e di 3 componenti della Commissione esaminatrice (Salvatore Barilaro, Sergio D’Ippolito e Davide Matalone) che, secondo l’ipotesi di reato formulata dal pm della Procura di Vibo Benedetta Callea, sarebbero responsabili in concorso in abuso d’ufficio.

Contenuti correlati

Commenta per primo

Lascia un commento