Nino Minicuci il candidato sindaco del centrodestra attratto dalle bufale sui social

Non sarà Salvini a dover girare casa per casa per cercare voti, ma i militanti sul territorio

Antonino Minicuci e Giancarlo Giorgetti, vicesegretario federale della Lega

E così sia: tanto rumore per nulla. Sei anni di urla e schiamazzi contro Giuseppe Falcomatà, provenienti più dall’opinione pubblica che da partiti (inesistenti) e movimenti di centrodestra per arrivare, alla fine del lungo giro sulla giostra di imberbi giovanotti inetti, a piazzare un perfetto Signor Nessuno quale competitor del sindaco uscente.

Antonino Minicuci (chi?) sarà anche stato un buon Segretario comunale, ma tale rimane, un oscuro funzionario pubblico abituato a strizzare l’occhio alla politica, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia o Movimento 5 Stelle poco importa. Oltre tutto, sia detto con rispetto, non stiamo certo parlato di un prestigioso Grand Commis di Stato o di una autorevole riserva della Repubblica, ma di un burocrate che a Reggio Calabria ha vissuto per sei anni, il tempo di ricoprire il ruolo di Direttore Generale della Città Metropolitana, dal 2011 al 2017. Questo è, nulla di più e nulla di meno. Per il resto della sua attività professionale, Antonino Minicuci (chi?) da Melito Porto Salvo ha girovagato tra il Bresciano e Massa Carrara, Ascoli Piceno e Genova. Sia ben chiaro, nessuno si aspettava qualcosa di diverso. In tempi non sospetti scrivemmo che la scelta, alla fine, sarebbe caduta su una figura politicamente debole perché politicamente deboli sarebbero stati i decisori e così è stato. Anche peggio rispetto alle previsioni, perché la circostanza che a designare il candidato sindaco sia stata la Lega ha, inevitabilmente, aggravato il quadro, non avendo le truppe salviniane materiale umano a sufficienza per operare in maniera diversa. Serietà e responsabilità verso la città avrebbero dovuto imporre al Segretario leghista la coscienza di assumersi l’onere di individuare un politico appartenente al partito, evitando così l’ipocrisia di andare a pescare nella (finta) società civile. Perché, in situazioni simili, la sensazione amara che rimane è sempre la stessa: che la politica si limiti a ratificare soluzioni assunte su altri tavoli attorno ai quali essa è ospite indesiderata, ma necessaria. Fanno sorridere oggi le levate di scudi di coloro i quali, nelle ore immediatamente successive ai primi rumors su Minicuci (chi?) dissotterrarono l’ascia di guerra invocando la difesa strenua dell’identità reggina. La prima difficoltà da superare è rappresentata dal fatto che il candidato indicato, essendo sconosciuto al popolo desideroso di ben altro rispetto a questa scelta calata dall’alto, non sarà certamente in grado di trainare un bel niente. Non è un valore aggiunto e, come tale, sarà incapace di portare anche un solo voto, semmai ne toglierà più di qualcuno. Per intenderci, stiamo parlando di un tizio che, nel recentissimo passato, è balzato agli onori della cronaca nazionale per aver diffuso su Facebook bufale e fake news riguardanti Matteo Renzi, come ampiamente riportato, a suo tempo, da “Repubblica” (https://genova.repubblica.it/cronaca/2019/10/04/news/il_direttore_generale_del_comune_e_le_fake_news_su_renzi-237669978/ ). Questo la dice lunga sulla sensibilità politica di Minicuci (chi?) che non è nemmeno nelle condizioni di capire nemmeno se una notizia sia vera o falsa, figuriamoci di tenere a bada gli appetiti degli azionisti della coalizione. La deludente esperienza Falcomatà avrebbe dovuto far capire anche ai più ottusi quali caratteristiche sarebbero state necessarie per guidare la città di Reggio Calabria. Carisma, popolarità, abilità nel dialogo con i diversi livelli istituzionali, credibilità agli occhi degli interlocutori politici, empatia con la comunità di cui si è guida. Tutte note distintive rispetto alle quali la Lega, con la connivenza silenziosa degli alleati, è andata in senso completamente opposto. Non il viatico migliore per affrontare una campagna elettorale in cui i delusi del centrodestra sono molti di più rispetto a quanto si possa anche intuire e sul cui impegno, da oggi in avanti, è saggio nutrire più di qualche dubbio. Non sarà Salvini a dover girare casa per casa per cercare voti, saranno detentori di voti e militanti sul territorio a dover convincere gli elettori che tal Minicuci (chi?) costituisca l’opzione migliore per risollevare le sorti di una città schiacciata dal peso dell’immobilismo falcomatiano. E, da quello che si sente già in queste ore, garantiamo che nessuno tra loro stia facendo salti di gioia nel dover tirare la carretta per un soggetto avvertito come un corpo estraneo. C’è, anzi, da credere che nel capoluogo in fondo alla penisola sarà gioco facile, per l’attuale Primo Cittadino, puntare tutte le fiches sull’antileghismo culturale e politico, semplice da maneggiare, esplosivo nelle conseguenze. Lo scenario, come facilmente comprensibile a chiunque salvo, forse, agli interessati, è che a questo punto permane sterminata la prateria spalancata davanti a coloro i quali volessero, rapidamente e su fondamenta solide, costruire un’alternativa ai due poli, entrambi scialbi e privi di spessore. Un Polo nel quale sia possibile credere e riconoscersi per preparazione, radicamento ed entusiasmo.

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