Nell’oscurità di questi tempi bui si sono illuminate le luci più abbaglianti

C'è un mondo buono che vale la pena valorizzare

Non dare nulla per scontato, non crogiolarsi in sicurezze sfarinatesi all’incrocio con lo spettro diabolico, non perdere memoria della fragilità umana, non smarrire i pensieri, per una volta profondi perché figli di riflessioni autentiche, dai quali ci siamo fatti cullare in questa epoca tetra per evitare che il turbamento prendesse definitivamente il sopravvento.

Sono questi i punti cardinali dai quali riaprire le menti, prima ancora delle cosiddette attività produttive di cui tanto ci si preoccupa in queste settimane in bianco e nero. Gli alibi si sono sbriciolati, nessuno potrà continuare a vivere come se la Morte fosse altro da noi: è una parte, quella avversa, della Vita e, proprio perché nemica abbiamo il dovere, d’ora in poi, di onorare tutti i soldati della fazione alla quale siamo arruolati. Rendiamo omaggio all’esistere, che non è un fardello da sopportare con fastidio annoiato, ma lo stendardo da sventolare con gioia in faccia al ghigno perfido che si scorge nelle tenebre. Paradossalmente, nel momento in cui siamo stati fermati sull’uscio di casa, per rimanere aggrappati alle rispettive solitudini, abbiamo sperimentato che l’insieme non è una somma di singoli egoismi, ma la moltiplicazione di reciproche generosità. Lo abbiamo sperimentato, collettivamente, nello stesso istante, nella medesima parentesi storica. Empatia e compassione non sono più astrazioni moraleggianti, ma compagne di viaggio dalle quali non separarsi per non sbagliare strada ai vari bivi che s’incontrano lungo il percorso. Perseverare nell’errore sarebbe una maiuscola occasione persa per restituire dignità a vite che, autenticamente piene, hanno l’opportunità di liberarsi delle zavorre colme di vacuità per puntare con leggerezza alla resurrezione del desiderio di vera quiete interiore da cui l’animo umano per troppo tempo si è tenuto alla larga. Del resto, è proprio nell’oscurità di questi tempi bui che si sono illuminate le luci più abbaglianti: quelle di coloro che con passione, entusiasmo, sorriso sulle labbra, magari nascoste da mascherine soffocanti, si stanno prodigando per attribuire una patente di normalità che non sia contraffatta. Ricordiamocene nel domani, ricordiamocene, soprattutto, quando avremo, tutti insieme appunto, imboccato la via della luce. Scriviamo a caratteri cubitali sulle pareti dei nostri cuori i nomi delle persone che, in carne e ossa, hanno consentito di sentirci vivi mentre brancolavamo in una foresta sconosciuta di dubbi e timori. Scontato il richiamo ai mai troppo elogiati operatori sanitari, sentinelle leali al ruolo loro assegnato: quello di offrire il petto all’avanzata del Male. Accanto, però, scorgiamo le sagome di tanti, tanti altri. Ed allora disegniamo con i colori più vivaci i volti dei commessi e delle commesse che, pieni di paura pari al desiderio di essere utili, hanno soddisfatto, sempre e comunque, le esigenze, talvolta bulimiche, di tutela dei servizi essenziali. I visi di insegnanti che, con dedizione emozionante e professionalità esemplare, hanno offerto al futuro, impersonato dai loro studenti, semi di forza tranquilla e di ardente attaccamento ad uno status troppo spesso ferito da comportamenti, pubblici e privati, frutto naturale dei disvalori alla radice dell’affondamento delle virtù. Sono soltanto degli esempi, che acquistano uno smisurato valore simbolico, ma molte sono state le categorie, a partire dalle forze dell’ordine o dai giovani riders, stoltamente ignorate in tempi ordinari e che, invece, nella straordinarietà, si sono eretti a baluardi invalicabili a difesa delle mura della continuità e della regolarità. Carezze viventi, seri testimoni d’amore, siano loro il punto di riferimento nel prossimo futuro, quello che avremo l’onere e l’onore di ricostruire. Lo sguardo sulla sofferenza, possiamo raccontarlo fedelmente, è imbevuto della speranza, concreta, che si possa deviare, con pazienza, anche dalla malinconia più fosca. Adesso nessuno può nascondere la verità, occultata per troppo tempo: c’è un mondo buono che vale la pena valorizzare, c’è un mondo che, ricevendo stipendi appena dignitosi, sta mettendo una firma talmente indelebile da rendere carta straccia la moneta balorda messa in circolazione da una politica cialtrona e dai suoi gretti cantori. Per una volta, diamo prova che la lezione è servita a qualcosa: denudiamoci dei vestiti ricamati con spocchia arrogante e giudichiamo secondo meriti genuini. E’ il modo migliore per non infliggere condanne ingiuste a innocenti che hanno il solo torto di essere umili portatori di pregi e non superbi venditori di fumo pestilenziale.

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