Nella partita dei diritti a Reggio perdono tutti

A perderci, nella surreale partita dei diritti organizzata dall’immorale pressappochismo dei pubblici amministratori di Reggio Calabria, sono tutti, proprio tutti. Nel caso specifico, l’ultimo in ordine di tempo, denunciato prima da una attonita dirigenza della Pallavolo Elio Sozzi, poi da una infuriata FIPAV, (Federazione Italiana Pallavolo), l’arrivo nell’arco di 48 ore di gruppi di migranti nella città dello Stretto ha indotto i responsabili di Palazzo San Giorgio ad agire in ottemperanza al loro connaturato analfabetismo sociale (e non solo) ed a sbattere i drappelli di diseredati della Terra all’interno del Palloncino. La palestra, una delle rarissime strutture sportive in questa città maledetta, è stata occupata, d’imperio istituzionale, due volte nel giro di altrettanti giorni. Nella prima occasione, addirittura, le ragazze impegnate in una attesa partita di Serie C contro una squadra di Paola, sono state sollecitate ad accelerare i tempi per liberare l’impianto e consentire la sistemazione, provvisoria e ben lontana dai canoni dell’umanità, delle decine di cittadini stranieri approdati, per loro sventura, sulla costa reggina. Terminate le operazioni di trasferimento e restituito lo spazio a coloro i quali, con passione pari ad abnegazione, provano disperatamente a far sembrare, attraverso la bellezza e l’armonia dello sport, un luogo normale perfino una città amministrata da Giuseppe Falcomatà, Rocco Albanese e Giuggi Palmenta, i signorotti di Palazzo San Giorgio hanno di nuovo proceduto alla “requisizione” causa ulteriore sbarco.

Questi sono i tempi di azione e reazione: chi tenta maldestramente di celare le proprie vergogne servendosi della foglia di fico dell’emergenza farebbe, quindi, bene ad aprire, per una volta nella vita, il dizionario della lingua italiana. Scoprirebbe così, in caso di comprensione dei vocaboli, che il flusso di uomini e donne, giovani, bambini provenienti dalle zone più martoriate del pianeta è strutturale e, da decenni, non ha nulla di emergenziale. Dunque, la mancanza totale di soluzioni degne ed adeguate non ha giustificazioni né alibi, ma si innalza quale ennesimo monumento all’inidoneità di una Amministrazione che dal 2014 sta facendo scempio del vivere civile. Una ciurmaglia rappresentante la parte peggiore di Reggio Calabria, del resto, non è geneticamente attrezzata per comprendere quanto decisivo sia lo sport nel processo di crescita, individuale e sociale; quanto la sua essenza ed il suo spirito temprino il carattere ed abituino alla socialità; quanto vittorie e sconfitte sul campo contribuiscano ad accettare ed abbracciare le vittorie e le sconfitte nella vita. No, non possono saperlo e, quindi, immaginate importi loro qualcosa se sottraggono una leva basilare e democratica a chi cerca un gancio emotivo, una motivazione stabile, un modo utile, per sé e per gli altri, di stare al mondo? In fondo non servivano questi episodi per capire quanto in basso stia nella gerarchia delle priorità della “banda Falcomatà” l’importanza della costruzione sociale attraverso l’attività sportiva. Andate a vedere in quali condizioni orripilanti versano le esigue aree destinate da nord a sud della città e vi renderete subito conto che ci si trova ben al di là dei confini segnati dal decoro. Quello stesso decoro negato ai migranti, sballottati da un riparo di fortuna all’altro in una fuga continua dalla realtà che ne perseguita il destino. Esseri umani che della sfortuna riconoscono anche le pieghe più nascoste (mal)trattati da ripudiati e spediti, in un feroce traffico di disumanità da un ricovero malandato all’altro. L’approssimazione sulla pelle bruciata dalla sofferenza senza fine è un atteggiamento imperdonabile, in particolare se coperto dall’ipocrisia di una fratellanza falsa e non genuina. Sono questi gli esempi disonorevoli sotto gli occhi affaticati delle future generazioni che nelle istituzioni cittadine scorgono tutto ciò da cui un giorno, presto o tardi, scapperanno con un bagaglio di speranze tra le quali, più imponente tra le altre, c’è quella di non imbattersi più negli scandalosi disagi causati loro da personaggi meritevoli di essere rovesciati nella discarica della piccola, piccolissima, storia locale.



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