Nella bolla dell’irrealtà preparano liste e ridacchiano dei processi

La tempesta giudiziaria ha aggravato le conseguenze distruttive dell'uragano di dissenso che si alza quotidianamente dall'opinione pubblica

A furia di vivere reclusi nella bolla dell’irrealtà, si respira solo quell’aria rarefatta che inebria inquinando le idee e drogando i pensieri.

Non si tratta, tuttavia, dell’unico effetto negativo generato da simile anomalia, perché, ad esempio, le discussioni intavolate in quel non luogo virtuale, coinvolgendo esclusivamente interlocutori residenti in una torre d’avorio che sbarra le porte alla verità ed alla normalità, diventano facili prede di illusioni ottiche ed allucinazioni. Ed è proprio questa la sensazione originata dal modo in cui il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, sta affrontando questa decisiva fase della sua vita pubblica. Da un lato, impegnatissimo nella stesura delle liste per affrontare al meglio la prossima competizione elettorale, dall’altro, del tutto indifferente agli sviluppi dello “Scandalo Miramare” che ha già portato alla condanna dell’ex assessore Angela Marcianò, sua grande accusatrice ed unica tra gli imputati a scegliere il rito abbreviato tale da consentirgli di beneficiare dello sconto di pena. Intendiamoci: che il Primo Cittadino metta assieme i vari tasselli funzionali, nella sua mente, alla sua riconferma, è legittimo, normale ed in perfetta sincronia con i tempi della politica. Quel che, al contrario, insospettisce circa la consapevolezza di ciò che lo circonda è il numero spropositato di candidati su cui sogna di poter contare. Negli ambienti politici reggini, infatti, non è un mistero che Falcomatà sia convinto di poter piazzare sul tavolo delle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale una quantità di liste che supera la doppia cifra. Un obiettivo irrealizzabile, soprattutto se esso dovesse essere compreso nel range che egli ha in mente: tra le 12 e le 15. Ciò significherebbe, nella migliore delle ipotesi che 480 persone fisiche, a Reggio Calabria, sarebbero disposte ad impiccare il proprio destino alla sorte dell’attuale sindaco. Un’ipotesi senza capo né coda, irrealizzabile, inventata di sana pianta, in una parola: impossibile. Ed è a questo punto della storiella che si innesta la vicenda giudiziaria nella quale il Primo Cittadino è sprofondato. Non c’è bisogno di essere principi del Foro per intuire che la pena inflitta ad Angela Marcianò abbia tracciato una strada ben definita, spalancando, dunque, le porte sul baratro che si affaccia su ineleggibilità e sospensioni. Ma, incredibile a dirsi, non sembra essere una prospettiva che sfiori la chioma fluente del sindaco, quasi si facesse beffe di una vicissitudine che, responsabilità imporrebbe, andrebbe affrontata con il massimo rigore. In una situazione simile, chi è così nemico di se stesso da andarsi ad impelagare, da neofita, in una giungla da cui può uscire soltanto se indifferente alla propria rispettabilità? Soprattutto se si considera che la tempesta giudiziaria si è limitata ad aggravare le conseguenze distruttive dell’uragano di dissenso e critiche che si alzano quotidianamente dall’opinione pubblica nei confronti di un sindaco discreditato dalla sua indubbia inidoneità. La temeraria convinzione di avere la città dalla propria parte, unita all’incoscienza con la quale fa spallucce mentre la tegola del processo “Miramare” è lì, sul capo, pericolante ed ormai prossima al crollo, forma un combinato disposto che trova una sua coerente giustificazione solo nell’assurda insensatezza dell’ultimo quinquennio.

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