‘Ndrangheta e visibilità: la reale lotta al malaffare passa dalla creazione di posti di lavoro

Parlare della ‘ndrangheta, delle sue evoluzioni, dei suoi affari, delle sue reti, di tutto ciò che rappresenta una sua ramificazione anche se camuffata da una parvenza di legalità, significa compiere un passo verso una “libertà completa”. Ma dopo le parole servono i fatti quotidiani, i comportamenti, i pensieri, le azioni.

Di quanto questa piaga soffochi ogni gemito di sviluppo se ne rendono conto soprattutto i cittadini che cercano di creare un futuro in questa terra difficile: un futuro non solo per sé, ma anche per i propri figli. Per sconfiggere questo male – che prima di tutto inquina la mente dei giovani – occorre ridare una speranza: chi resta in Calabria deve percepire davvero di potercela fare. Non è semplice, ma non abbiamo alternative.
Da una parte dunque serve l’impegno personale e collettivo dei cittadini che devono cercare di migliorarsi, di crescere, di aprirsi. Di fare rete, di sconfiggere l’individualismo, di superare quel silenzio che spesso diventa omertà.
Dall’altra le Istituzioni devono mandare segnali forti con un sostegno concreto e straordinario alle Forze dell’Ordine. Lo Stato deve riappropriarsi di tutto il territorio, anche di quegli angoli che sembrano dimenticati ed abbandonati. Vanno ripensate le modalità di intervento nella società e nella politica. Lo strumento dello scioglimento dei Comuni va reso efficace: vanno bonificati tanto gli organi che svolgono le funzioni di indirizzo e controllo quanto quelli che hanno compiti gestionali.
La politica deve ripulire se stessa, ma non va demonizzata con generalizzazioni che portano al definitivo distacco dell’interesse della gente. Perché la democrazia passa dalla discussione e dal confronto, ciò che la politica deve recuperare rapidamente.
Non ci sono categorie da additare ed altre da santificare: il marcio c’è fra i politici, come fra i giornalisti, gli avvocati, gli imprenditori, i comuni lavoratori. Come c’è del sano e del sincero fra i politici, come fra i giornalisti, gli avvocati, gli imprenditori, i comuni lavoratori. E come c’è del puro e dell’impuro nella magistratura.
Serve più sostanza e meno forma. Servono più lavoro e più cultura: gli strumenti per essere liberi passano dalla capacità e dalla possibilità di essere indipendenti.
La lotta alla ‘ndrangheta va intensificata oggi, non domani. Perché ogni minuto perso è un minuto rubato alla nostra libertà ed a quella di chi verrà dopo di noi.

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