‘Ndrangheta. Dai “viperari” ai Mancuso: le cosche descritte nella nuova relazione della DIA

Emerge una situazione in corso di evoluzione nella ‘ndrangheta nella seconda relazione semestrale presentata dal ministro dell’Interno al Parlamento e contenente le attività svolte e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia. In particolare, vengono sottolineati i contrasti fra clan e i nuovi interessi delle cosche. Di seguito, riportiamo il paragrafo riguardante il Vibonese:

Territorio storicamente piagato dalla cosca Mancuso, nell’ultimo decennio ha registrato vuoti di potere (dovuti a lotte intestine al clan), enfatizzati dalla guerra di mafia scoppiata tra cosche da sempre considerate satelliti, quali il gruppo Patania di Stefanaconi (appoggiata dai Mancuso) e il sodalizio dei “piscopisani”, facenti capo alla famiglia FIorillo. È a questa situazione di conflittualità che andrebbero ricondotti gli episodi omicidiari degli ultimi anni. Ciononostante la famiglia Mancuso – sui cui assetti futuri sono attesi gli esiti del processo “Black Money”, in corso di celebrazione preso il Tribunale di Vibo Valentia – continua a palesarsi come una complessa galassia criminale capace di operare ben oltre i confini regionali e nazionali, in specie nel settore del traffico di stupefacenti, ma anche e soprattutto in grado di penetrare e controllare gangli della Pubblica Amministrazione, finanche in Lombardia. Qui è segnalata, nella provincia di Monza Brianza, l’operatività dei referenti gruppi De Luca e Stagno, attivi specialmente nella zona tra Seregno e Giussano. Non a caso, un imprenditore originario di Nicotera, attivo nei settori turistico-alberghiero, immobiliare e della ristorazione, collegato alla cosca Piromalli, era riuscito a proiettare i propri interessi economici oltre la Calabria, accumulando un patrimonio di 50 milioni di euro, anche grazie ai legami con i Mancuso di Vibo Valentia e Coco di Milano.
Per il resto, nella città di Vibo Valentia sono sempre presenti le famiglie dei Lo Bianco e, nella zona marina, dei Mantino–Tripodi, entrambe con proiezioni oltre Regione. Permarrebbe, poi, l’operatività delle famiglie dei Petrolo, dei Patania e dei Bonavota nei territori di Sant’Onofrio, Maierato e Stefanaconi. Nel periodo in esame, proprio i Bonavota sono stati interessati dall’operazione “Conquista”, portata a termine dall’Arma dei Carabinieri nel mese di dicembre con l’esecuzione di 6 provvedimenti di fermo, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nei confronti di altrettanti esponenti della cosca. L’attività investigativa ha permesso di raccogliere, nei confronti dei fermati, gravi indizi di colpevolezza in ordine ad una serie di efferati omicidi e ad alcuni danneggiamenti avvenuti a Maierato, in danno di un noto gruppo imprenditoriale, con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco. Da segnalare l’importante ed attuale ruolo che la provincia va assumendo nel panorama nazionale del traffico internazionale di stupefacenti, settore che palesa emergenti interessi da parte dei gruppi Pititto-Prostamo-Galati di Mileto e Fiarè-Gasparro-Razionale di San Gregorio d’Ippona e San Calogero. Sulla costa permangono le cosche satellite dei Mancuso: da Briatico a Tropea sono operative le famiglie Accorinti e La Rosa, mentre più a nord del litorale, nei Comuni di Pizzo e Francavilla Angitola, è attiva la famiglia Fiumara. Nella zona delle Serre (comuni di Soriano, Sorianello e Gerocarne) il tentato omicidio di un soggetto della soccombente gruppo Loielo dimostrerebbe la perdurante contrapposizione con gli Emanuele, alleati rispettivamente con i Ciconte e gli Idà. Su Filadelfia insiste, invece, la cosca Anello-Fruci. Nella medesima area, e in particolare a Serra San Bruno, le dinamiche criminali si legano alle vicende attinenti alla famiglia Vallelunga “viperari”, la cui allocazione in posizione strategica, a cavallo delle province di Vibo Valentia, Catanzaro (zona del basso Jonio soveratese) e Reggio Calabria (valle dello Stilo), le ha consentito di espandersi da ovest a est, sino al territorio di Guardavalle, in località Elce della Vecchia, zona d’influenza della famiglia Novella. Famiglia, quest’ultima, notoriamente contrapposta, nello scontro armato della cosiddetta “faida dei boschi”, ai Gallace di Guardavalle, un tempo alleati.

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