‘Ndrangheta, ancora arresti in un’altra operazione contro la cosca reggina dei Serraino

Stamattina, al termine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la Squadra Mobile reggina – con il supporto degli equipaggi dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico – nel corso dell’operazione denominata “Pedigree 3”, ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Francesco Doldo, 38 anni e Domenico Russo, 22enne, accusati di associazione mafiosa.


L’inchiesta costituisce la naturale prosecuzione delle investigazioni relative l’operazione “Pedigree” e “Pedigree 2” eseguite rispettivamente il 9 luglio ed il 15 ottobre dello scorso anno e ha permesso, secondo gli inquirenti, di disarticolare ulteriormente la cosca di ‘ndrangheta Serraino operante nei quartieri di San Sperato, nelle frazioni Arangea e Gallina, nonché nel Comune di Cardeto e nelle aree aspromontane della provincia reggina.
In particolare, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Doldo e Russo avrebbero anch’essi fatto parte del sodalizio criminoso.
Le indagini svolte dalla Squadra Mobile – sotto le direttive dei Sostituti Procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Paola D’Ambrosio e Diego Capece Minutolo – si sono avvalse, in questa fase, anche delle dichiarazioni di alcuni soggetti tratti in arresto nelle precedenti operazioni, che nel frattempo hanno scelto di collaborare con la giustizia. Tali dichiarazioni, riscontrate dalle attività tecniche di intercettazioni, hanno consentito di acquisire un grave quadro indiziario a carico dei due arrestati quali presunti partecipi, a pieno titolo, del programma criminale della cosca Serraino attiva nel settore delle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti locali, nell’imposizione con violenza e minaccia di beni e servizi e nell’impiego dei proventi delle attività delittuose in esercizi commerciali nel campo della ristorazione [bar] e della vendita di frutta, intestati a compiacenti prestanome allo scopo di eludere l’applicazione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e il sequestro delle imprese ai sensi della normativa antimafia.
In particolare, l’indagine avrebbe reso possibile scoprire che Francesco Doldo, pur non essendo stato formalmente battezzato, sarebbe di fatto un accoscato e fornirebbe al sodalizio un prezioso contributo rendendosi disponibile per conservare e custodire armi della cosca e mettendo a disposizione gli uffici della propria agenzia di assicurazioni per riunioni di ‘ndrangheta in cui sono state assunte importanti decisioni relative a fatti estorsivi e paventati progetti omicidiari ai danni di un esponente della cosca ritenuto avere rapporti ambigui con esponenti delle forze dell’ordine.
E’ emerso, ancora, che esisterebbe un rapporto di strettissima sinergia solidaristica tra Francesco Doldo e Francesco (Ciccio) Russso, inteso u “scazzu”, capo locale della cosca Serraino sino al suo arresto dell’ottobre 2020. Infatti, Francesco Doldo si sarebbe attivato alacremente:per individuare un’autovettura da destinare al trasporto dei familiari di Francesco Russo ristretto in carcere dopo l’esecuzione dell’ordinanza custodiale emessa a suo carico nel procedimento “Pedigree 2”; per ricercare somme di denaro, su sollecitazione di Domenico Russo, da destinare al pagamento delle spese legali in favore del detenuto Francesco (Ciccio) RUSSO, all’epoca esponente apicale della consorteria mafiosa;
Con riferimento, invece, a Domenico Russo, è emerso che egli avrebbe fornito, nel tempo, sistematica e fattiva collaborazione al padre Francesco Russo, 48 anni, detto “Ciccio lo scalzo”, che a sua volta era stato indicato dai collaboratori di giustizia come storico componente della cosca Serraino con il ruolo direttivo in seno alla consorteria mafiosa di “capo società” che aveva presieduto i riti di affiliazione e che, dopo la sua recente scarcerazione nel 2017, aveva mantenuto un ruolo apicale, interloquendo direttamente con il capo della ‘ndrina Nino Serraino.

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