“Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un acceso dibattito riguardante Mongiana e la sua storia, culminato in critiche rivolte non solo alla canzone del maestro Eugenio Bennato, ma persino a un istituto scolastico reo, secondo alcuni, di aver semplicemente parlato di Mongiana agli studenti. Un’iniziativa educativa è stata addirittura definita come un ‘segnale preoccupante di svalutazione del rigore scientifico nella formazione dei giovanissimi’”.
Il sindaco di Mongiana Francesco Angilletta interviene per chiarire obiettivi e posizioni chiedendosi “sia davvero motivo di preoccupazione parlare della storia di un piccolo paese della Calabria. Se così fosse, ciò confermerebbe quanto Mongiana abbia avuto un ruolo significativo nel periodo preunitario e continui ancora oggi a suscitare interesse e dibattito nel racconto della storia nazionale”.
Il primo cittadino ritiene immotivato “il timore che possa ‘sedimentarsi nella mente degli studenti l’immagine di un Mezzogiorno esclusivamente conquistato, passivo e privo di protagonismo all’interno della complessa pagina del Risorgimento’” anche perché “il messaggio che da sempre intendiamo trasmettere è esattamente opposto: quello di una comunità attiva, operosa e desiderosa di essere protagonista della propria storia, così come lo furono gli artigiani e i lavoratori delle Ferriere Borboniche di Mongiana”.
Infatti, “da anni, nonostante le difficoltà che caratterizzano le realtà dei piccoli comuni, l’Amministrazione comunale è impegnata nel valorizzare e raccontare la storia di Mongiana attraverso testimonianze materiali concrete, rappresentate dalle antiche ferriere che ancora oggi custodiscono la memoria di un’importante esperienza industriale del Mezzogiorno”.
“Tuttavia – rileva Angilletta – ogni volta che si affrontano temi legati alla storia del Regno delle Due Sicilie, si rischia di essere etichettati come revisionisti, nostalgici o addirittura separatisti” ed “è doveroso chiarire con fermezza che non è mai stato obiettivo dell’Amministrazione comunale alterare o reinterpretare la storia nazionale, così come non lo era nelle intenzioni dei bambini che hanno voluto scrivere una lettera al sindaco di Mongiana”.
Inoltre, “anziché valorizzare il lavoro svolto dagli insegnanti e dall’Istituto scolastico, capaci di promuovere un dialogo sereno, aperto e privo di impostazioni ideologiche, si è preferito parlare di ‘penetrazione delle tesi revisioniste neoborboniche nelle aule scolastiche’, giudicando persino ‘grave’ la scelta educativa adottata. Tutto questo senza aver preso parte all’incontro e senza averne verificato concretamente i contenuti”.
Tutte considerazioni che, a suo avviso, sono errate perché “qualora vi fosse stato un confronto diretto con l’Amministrazione o con la scuola, sarebbe stato possibile spiegare come il dialogo con gli studenti abbia riguardato temi semplici e autentici: dal significato dello stemma comunale alle tradizioni locali, fino a un dato storico incontestabile, ossia l’esistenza a Mongiana di un’importante industria siderurgica”..
“Come correttamente sottolineato dalla dirigente dell’Istituto comprensivo di Andezeno – aggiunge Angilletta – l’iniziativa aveva il solo obiettivo di ‘risvegliare l’interesse, la curiosità e il legame ideale dei bambini verso territori lontani’. Non si è mai affrontato il tema delle dinastie né vi è stata alcuna discussione di natura ideologica”.
La giusta interpretazione è un’altra. “Alcuni – sottolinea il sindaco – hanno descritto questo incontro come ‘un ponte ideale tra Nord e Sud’, cogliendone pienamente il significato. È proprio questo lo spirito che anima il lavoro dell’Amministrazione comunale: creare relazioni, favorire la conoscenza reciproca e aprire il nostro territorio al dialogo con altre realtà italiane. Quando dei bambini dimostrano interesse verso la storia e l’identità di Mongiana, non possiamo che accogliere tale curiosità con orgoglio e gratitudine”.
C’è poi una domanda da porsi: “perché non si dovrebbe parlare di Mongiana?”.
Per Angilletta “esistono fatti storici semplici e incontrovertibili. Mongiana esisteva prima dell’Unità d’Italia ed è nata l’8 marzo 1771, durante il Regno delle Due Sicilie. È altrettanto indiscutibile che nel territorio mongianese operasse un’importante realtà siderurgica. Ricordare questi elementi storici non significa essere nostalgici o revisionisti, ma semplicemente riconoscere e valorizzare una parte della nostra identità collettiva”. Pertanto, “raccontare Mongiana significa raccontare una comunità fondata sul lavoro, sul sacrificio e sull’ingegno di uomini e lavoratori che contribuirono alla crescita di questo territorio. È una storia che appartiene ai mongianesi, alle loro famiglie e alla memoria di un’intera comunità”.
L’obiettivo “non è alimentare divisioni o contrapposizioni ideologiche, ma promuovere una riflessione storica libera, rispettosa e aperta al confronto. Nessuna comunità dovrebbe rinunciare a raccontare il proprio passato, soprattutto quando quel passato rappresenta un patrimonio culturale e umano da custodire e trasmettere alle nuove generazioni”. Angilletta non mi considera uno storico né intende assumere quel ruolo. Ma crede “nell’importanza dell’ascolto, del dialogo e della valorizzazione della propria terra”. “Quando si parla positivamente del nostro territorio – rimarca – questo rappresenta motivo di speranza: la speranza che il Sud possa continuare a costruire il proprio futuro partendo dalla consapevolezza della propria storia, senza pregiudizi e senza contrapposizioni”.
“L’Amministrazione comunale di Mongiana – conclude – continuerà a promuovere ogni iniziativa culturale e didattica volta a far conoscere la storia, l’identità e il patrimonio del territorio, nella convinzione che la conoscenza rappresenti sempre uno strumento di crescita, dialogo e unione”.