Minicuci, il forestiero che ha già imparato qualche volgare abitudine locale

Da queste parti siamo abituati a valutare, in totale autonomia, qualsiasi comunicato

E’ un forestiero atterrato in una realtà che gli è estranea e dalla quale, al netto dei meschini opportunismi interessati, è ricambiato con altrettanta lontananza, ma, con la complicità di qualche “consigliere” represso, ha già assorbito con rapidità una caratteristica di cui evidentemente non si può proprio fare a meno. Mal tollerare gli spiriti liberi, quelli autentici, che lo dimostrano pubblicamente, da non confondere con chi osa pronunciare la parola libertà sapendo bene di essere schiavo di una miriade di carcerieri, mentali e di fatto.

Antonino Minicuci da Melito Porto Salvo (che vive a Massa e lavorava a Genova) non ha fatto in tempo a mettere piede a Reggio Calabria per assumere l’identità, a lui ignota, di candidato a sindaco del centrodestra, che si è impadronito di un metodo caro a Giuseppe Falcomatà (rectius, ai suoi “consiglieri” repressi): avere l’illusione di fare un dispetto ad una testata giornalistica non asservita non inviandole note stampa. Un favore, in realtà, non di poco conto, del quale gli inconsapevoli autori disconoscono l’immenso valore. Da queste parti, infatti, siamo abituati a valutare, in totale autonomia, qualsiasi comunicato, sbattendocene altamente del mittente e badando solo al contenuto che può essere, o meno, meritevole di pubblicazione. Minicuci da Melito Porto Salvo (che vive a Massa e lavorava a Genova) ha, invece, facilitato il lavoro, dandoci la possibilità di non perdere tempo ad esprimere alcun tipo di giudizio sulle “veline” spedite, perché, pronti via, ha escluso questo giornale dall’elenco dei destinatari. Un passo avanti notevole rispetto al sindaco uscente che, almeno, ha avuto la pazienza di aspettare decine e decine di articoli critici nei confronti suoi e del “cerchietto magico” da cui si è lasciato circondare prima di interrompere qualsiasi forma di comunicazione. Chi si propone, con una avventatezza degna di miglior sorte, di prenderne il posto, probabilmente per distrarsi dalle lagne dei tanti che, nella sua compagine, lo considerano del tutto inidoneo a guidare le truppe dimesse e raffazzonate, si sarà offeso per un paio di editoriali nei quali, certo, non gli sono stati fatti sconti. Un comportamento puerile che mette (ulteriormente) in cattiva luce il leghista melitese, poco avvezzo alle buone norme della comunicazione, esattamente come i suoi fiduciari. Difficile immaginare altre motivazioni alla base dell’ostruzionismo (da noi assai gradito), anche perché, l’unica opzione alternativa è che chi verga gli scritti del pensionato 66enne possa non conoscere ilmeridio.it, una circostanza, senza falsa modestia, ancora più preoccupante perché vorrebbe dire essersi affidati ad addetti ai lavori molto scadenti: non una novità per Reggio, ma l’eventualità di continuare sulla falsariga degli ultimi sei anni è una iattura da scongiurare per la sopravvivenza stessa della città. Appurata la sovrapposizione del modo di fare del Primo Cittadino uscente e del soggetto che, in nome e per conto di Matteo Salvini, vorrebbe prenderne il posto, non resta altro da sperare se non in alternative maggiormente dotate di contegno e dignità.

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