L’urlo di Fabrizia: “Se chiude la banca, il territorio rischia di morire”

Opporsi con tutte le forze al processo di depauperamento del territorio, che nella fattispecie va assumendo le sembianze della chiusura della filiale della Bper. Il Consiglio comunale aperto di Fabrizia ha rappresentato un’occasione di confronto e di riflessione sulle sorti di un’area che vive un processo di privazione di servizi e che si sente abbandonata. Lo scopo del civico consesso è stato quello di gridare il malessere e lo sdegno della comunità e dei suoi rappresentanti, ma anche quello di mandare un segnale di speranza e non di resa.

I lavori (assenti Antonio Minniti, Rosita Daniele e Samanta Nesci) sono stati aperti dal sindaco Francesco Fazio che ha sottolineato la mancata risposta dei vertici della banca ed ha valutato nuove strade: nessuna delle banche contattate in via alternativa ha però mostrato reale interesse. Fazio ha inoltre precisato che “la chiusura è stata voluta dal Consiglio d’amministrazione di Modena e non certo dal Comune” aggiungendo che “la deliberazione di questo Consiglio verrà inviata anche ai sindaci di Nardodipace, Mongiana e Serra San Bruno per un loro atto deliberativo”.
Sulla “serietà” della questione si è soffermato il presidente del Consiglio Vincenzo Costa, che ha chiesto compattezza rilevando che “il problema è che Fabrizia possedeva dei servizi ed ora se li vede togliere”, mentre l’assessore Enzo Iacopetta ha ribadito che “l’obiettivo è quello di far revocare la chiusura della banca” perché “il nostro territorio sta subendo una serie di disagi e per questo dobbiamo essere uniti e fare una protesta eclatante, per impedire che i piccoli comuni muoiano. Senza la banca – ha sentenziato – il futuro del nostro paese sarà compromesso”.
Meno pessimista il consigliere Pietro Mamone, ad avviso del quale “ci sono delle banche che vogliono investire in queste zone” e comunque “occorre andare tutti insieme, di persona, a Modena per parlare con i vertici della banca” senza la quale “se ne vanno i conti e l’intera economia di Fabrizia”.
Anche per Giuseppe Suppa “la banca deve rimanere e per fare questo bisogna andare a Modena, dove vengono prese le decisioni e ci possono dare delle risposte”.
Dopo un battibecco tra il portavoce della minoranza Antonio Carè ed il presidente del Consiglio Costa sui tempi e le modalità dei lavori del Consiglio, il primo ha sostenuto che “bisogna sensibilizzare la Bper di Modena e non parlare della eventualità di trovare altri istituti. Questo perché – ha puntualizzato – ci sono dinamiche interne per le quali i dirigenti non sanno di chiusure di filiali di paese ma di razionalizzazione. Comunque quella presentata dalla maggioranza non è né una proposta né un documento. La filiale di Fabrizia è ingiustamente sacrificata sulla base di consigli chiesti a persone sbagliate, esistono province in cui non c’è nessuna chiusura e per questo bisogna andare a Modena per parlare direttamente con gli amministratori della banca”. L’esponente del Comitato Sistina Tassone ha presentato un documento per chiedere al Consiglio comunale di instaurare un tavolo di trattative con i vertici della banca e l’apertura di uno sportello spoke (acquisito agli atti).
Presente il sindaco di Nardodipace Antonio Demasi che ha affermato che “assistere all’ennesima spoliazione di questo territorio è come assistere ad un funerale, ad una continua fuga di servizi e di attività”.
Due le proposte di deliberazione sottoscritte (una dalla maggioranza contenente l’espressione del dissenso ed in subordine la ricerca di altri istituti e l’altra dell’opposizione mirante ad approfondire le determinazioni direttamente dalla Bper di Modena): proposta della maggioranza e proposta dell’opposizione sono state approvate con un’unica votazione all’unanimità.

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