L'”uomo di legge” non perde il pelo, non perde il vizio

Si sa: il lupo perde il pelo, ma non il vizio e Antonino Castorina, l'”uomo di legge” come si sarebbe autodefinito all’inizio dell’anno, in occasione dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, di pelo sullo stomaco ne ha in abbondante quantità.

Lo ha dimostrato più volte nel corso della sua controversa, quanto ricca di incarichi nelle istituzioni e nel Partito Democratico, attività politica. Una carriera in fermento permanente bruscamente interrotta la mattina del 14 dicembre dello scorso anno in seguito all’arresto cui è stato sottoposto per il presunto furto di democrazia che, se confermato in sede giudiziaria dai tasselli fin qui squadernati sul tavolo delle indagini e delle successive tappe, si sarebbe concretizzato con una sequenza di brogli elettorali i cui contorni, definendosi con crescente precisione, dovrebbero scandalizzare, prima ancora dell’opinione pubblica e degli avversari politici, i suoi “compagni” di coalizione. Un quadro dai contorni neri come la pece che è appeso ad un altro “dipinto” dalle tinte fosche per come sono state tratteggiate dall’inchiesta “Helios” in relazione alla quale la Procura della Repubblica ha chiesto, pochi giorni fa, il rinvio a giudizio dell'”uomo di legge”. Inseguita dalle toghe dei magistrati, una persona di buonsenso e non avvezza alla spregiudicatezza nei comportamenti, si concentrerebbe sulle molteplici vicissitudini giudiziarie. Una di esse, peraltro, ha sottratto la libertà all’ex leader del PD in Consiglio comunale e già Consigliere Metropolitano munito di pesanti deleghe e da oltre due mesi ristretto ai domiciliari. Una situazione resa ancor più complicata dalla confessione, ricca di particolari e ricostruzioni dettagliate, di Carmelo Giustra, presidente di seggio che avrebbe agito su mandato dello stesso Castorina. Ciononostante, proprio a cavallo di giorni assai accidentati, l'”uomo di legge” ha ritenuto cosa buona e giusta far mettere nero su bianco ai suoi due avvocati un messaggio inequivocabilmente minaccioso rivolto a chiunque, a qualsiasi titolo, osi o abbia osato travalicare il diritto di cronaca e di critica. La pretesa di mettere a tacere le opinioni dissenzienti è propria di regimi altri rispetto alla democrazia, ma non è questa una delle nozioni che appartengono al bagaglio culturale dell'”uomo di legge” a cui, con evidenza palmare, sfugge, in una visione distorta della realtà, che nel prossimo futuro trascorrerà tanto tempo nelle aule di Tribunale e non in quelle consiliari. Lì dentro poteva pontificare in dispregio di qualsiasi criterio di assennatezza ed equilibrio, tanto da essere ripetutamente additato al pubblico ludibrio per sortite più adatte al registro comico che a quello politico. E lui che, come svelato dall’indagine “Helios”, non è “il fissa” della situazione, dovrebbe ricordare di aver sguazzato per anni e anni nell’acquitrino di quel circo mediatico-giudiziario ora messo alla berlina perché segue con repulsione le sue spericolate acrobazie. Si tranquillizzi l’avvocato Castorina: in caso contrario incapperebbe in scivoloni anche di natura formale, come quello, scritto in coda all'”avvertimento” recapitato alle redazioni mercoledì sera, che lascia presagire un pregiudizio alla serenità dei magistrati, i quali, nei timori dell’interessato, potrebbero essere condizionati da qualche articolo di stampa. Se così fosse, l'”uomo di legge” dimostrerebbe di avere uno scarso, scarsissimo rispetto dell’imparzialità e dell’equità che rendono luccicante, agli occhi di chi crede nell’impianto costituzionale, la bilancia della Giustizia.

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