Lsu/Lpu, la Cgil punta l’indice contro i sindaci “attendisti”: “Gioco al massacro sulla pelle dei lavoratori”

“Non possiamo sottacere le dichiarazioni fatte da qualche amministratore sulla vertenza dei Lsu e Lpu, che ha visto lasciati senza contratto 47 lavoratori del Vibonese a fronte dei 4.500 su scala regionale avviati regolarmente alla stabilizzazione. Non ci stupisce e nè, tanto meno, ci scomoda la considerazione critica che si può legittimamente avere nei confronti della Cgil”. È ferma la reazione del sindacato a seguito delle affermazioni di qualche sindaco del Vibonese che ha espresso le proprie perplessità sulla possibilità di prorogare i contratti degli ex Lsu/Lpu. “Siamo un soggetto negoziale e conflittuale – spiega la Cgil di Vibo Valentia – che agisce e reagisce sui temi del lavoro e delle politiche sociali. Come tali, impegniamo la nostra azione sindacale, in un territorio fortemente compromesso, con forme spesso plateali di protesta e di mobilitazione. Dalle piazze ai tetti, fino alle tendopoli e con il coraggio di denunciare pubblicamente i fatti e le responsabilità, non prima di aver tentato ogni possibile dialogo e proposizione mediata. E tuttavia, non stiamo a rispondere sulle questioni di merito: dove ognuno si assume le proprie responsabilità, politiche e morali, considerato che, dopo 20 anni di ‘servitù pubblica’, non è umanamente accettabile la pretesa che solo in 47 rimangano in utilizzo alla collettività senza contratto. Quanto, invece, eccepiamo il ripiego offensivo sulla Cgil, che avrebbe avuto la colpa di attaccare i sindaci e non la Regione. Perché, evidentemente, dovevamo condividere l’operato di quanti mandano a casa i lavoratori per ‘giustificato motivo’. Ma, soprattutto – precisa la Cgil – ci indigniamo per la mancanza di sensibilità verso i lavoratori, già fortemente provati da mesi, che continuano a pagare, fisicamente e psicologicamente, l’estenuante peso del contraddittorio giuridico, insistito su cavilli interpretativi e nelle procedure amministrative, quasi a voler perseverare in un gioco al massacro sulla pelle dei lavoratori, rimasti senza reddito e senza tutele”.
“Al fine di evitare eccessive tensioni ed ulteriori motivi di protesta”, la Cgil ribadisce due aspetti ritenuti fondamentali: “i comuni, coerentemente alle loro legittime interpretazioni, siamo consequenziali a chiudere ogni interesse e rapporto di lavoro non finalizzato alla stabilizzazione. La Regione Calabria, nel rispetto dei suoi intendimenti per riconoscere equamente i diritti acquisiti da tutti i lavoratori, agisca tempestivamente nella risoluzione del problema”.

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