L’OPINIONE | Zona Rossa, emblema di un fallimento nazionale. La Calabria si salverà solo con l’indipendenza politica

Elaborato satirico di Sergio Gambino

*di Mario Latella – Ho 28 anni. Ci hanno detto: siete minori e solo noi possiamo gestire la vostra cosa sanitaria. Nel frattempo cresceva la mobilità passiva (quella che manda quasi il 70% delle nostre risorse al nord) con il giochetto di curare i malati lì, ma con i nostri soldi (quanto valeva attrezzare qui per tenere i soldi e controllare ogni business che ruota attorno alle migrazioni sanitarie). 

Ci hanno detto: la salute è un vostro diritto, lo facciamo per voi. E nel frattempo chiudevano gli ospedali ed i reparti.

Ci hanno detto: la questione meridionale è una nostra priorità. E nel frattempo chiudono (“giustamente”) la Calabria perché il rischio è troppo. 

Hanno appena dichiarato il loro becero fallimento (per non dire la loro malafede). – Prosegue dopo la vignetta

Elaborato satirico di Sergio Gambino

Chi sono? Destre, Sinistre, Centro. Sono tutti. È l’Italia. Mamma Italia. Quella che dovrebbe trattare i figli allo stesso modo. 

Invece no. L’Italia ha figli e figliastri. Da quando è nata. Anche perché, se è nata, è proprio grazie al sacrificio dei figliastri che sono rimasti “cornuti e bastonati”. 

Che fare adesso? Adesso basta chiacchiere. Basta “cambiamo dall’interno”, basta “è la nostra mentalità che deve cambiare”, basta autolesionismo. 

Sappiamo benissimo che il degrado che hanno creato volutamente e in cui ci hanno abbandonato, ha portato altro degrado. Siamo stati ridotti all’atrofizzazione della dignità, l’indolenza della pazienza, l’accettazione qualsiasi cosa. Siamo il mercato ed il coperchio di ogni cosa. Le nostre uniche utilità fino ad oggi sono quella di comprare ciò che loro producono e quella di coprire ogni ruberia a marchio tricolore usufruendo dell’etichetta della mafia meridionale. Basta! 

Adesso prendiamo atto che l’unica e sola soluzione è l’indipendenza politica ed economica. Da soli, o insieme alle altre regioni del Sud che subiscono i nostri stessi torti. 

Non è guerra. È legittima difesa. La Calabria se resta Italiana muore più di quanto è morta. E chi non si unisce a questo grido è complice dello status quo. 

Prima dello spirito d’appartenenza (fosse per quello, grazie alla civiltà che ci appartiene, potremmo far parte di quasi ogni stato del mondo), bisogna farlo per salvarsi dalla povertà, dall’umiliazione, dalla diseguaglianza, dall’emigrazione, dalla tristezza, dalla sofferenza, dal futuro nero che incombe. 

Siamo spalle al muro e non sappiamo nemmeno come ci siamo arrivati, perché mentre ci pisciano addosso dicono che piove acqua potabile!

Ci hanno insegnato che siamo minori e ce ne siamo convinti. Lo hanno fatto con film, racconti, telegiornali e media di ogni genere. Questo ci ha portato a non battere ciglio su nulla, nemmeno sul fatto che noi stessi non possiamo decidere sul nostro futuro. Siamo morti dentro. 

Solo e solamente noi possiamo liberarci di questa catena. Il Nord è palla al piede del Sud da quando ha deciso che sarebbe dovuto diventare ricco a suo sfavore. L’Italia, con ogni suo rappresentate (di qualsiasi latitudine del paese), è espressione nordica.

Vogliamo essere fratelli del mondo, anche d’Italia. Ma non così. Così siamo fratellastri e pecore nere. Siamo la cenerentola di questa pseudo famiglia.  

Non vogliamo scontri, morti, feriti, nemmeno far del male a qualcuno emotivamente. Ma non vogliamo nemmeno più che nessuno ce ne faccia a noi. 

Vogliamo essere liberi di governarci, visto che chi ci ha convinto che non ne eravamo capaci ha sempre fallito. Vogliamo andare in Europa e contrattare per i nostri diritti. Vogliamo che il Recovery Fund venga equamente ripartito: il 70% deve andare al Sud. Lo ha detto l’Europa! E non a caso l’Italia ha ricevuto più fondi degli altri stati. La nostra regione è una delle zone che più ne ha bisogno e il messaggio all’Italia è stato chiaro: non permettetevi a fregarvi di nuovo i soldi con il vostro falso perbenismo.

Nonostante tutto, la volete una notizia? L’Italia non seguirà le direttive Europee. Perché chi ci governa (ieri e oggi, non cambia niente per noi) lo ha già detto: al Sud andrà il 34%. 

Sono scandalosi. Pensano che riconoscendoci per la prima volta una percentuale mai nominata ci zittiremo o gli diremo pure grazie. Al 34% bisognava pensarci prima. Ora o il 70% o nulla. 

“O si fa o si muore”

Proveranno a fare come fecero con il Piano Marshall nel dopo guerra: mandarono oltre l’80% delle risorse al Nord. Così il Veneto povero, ridotto peggio di come è oggi la Calabria, è diventato “produttivo” e “laborioso”. Al Sud il nulla. Si fotterono i nostri soldi, ancora una volta. 

Oggi ci riprovano e, con ogni probabilità, ci riusciranno. 

È vero, il Sud è pacifico, ma ora deve pretendere quello che gli spetta. Se l’Italia non ce lo darà, nonostante l’Europa glie lo stia quasi imponendo, vorrà dire che creeremo le condizioni per andare autonomamente in UE a parlare di sviluppo. 

Appunto l’indipendenza sarà l’unico modo per farlo. Vedrete come in futuro saremo sicuramente più fratelli di adesso. 

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