Lo scioglimento dei Consigli comunali ed il fascino del sensazionalismo: oltre alla legalità, c’è da salvaguardare la democrazia

Non c’è dubbio: la legalità è un bene prezioso che va salvaguardato e ogni tentativo di infiltrazione mafiosa nella Pubblica Amministrazione va rigettato con fermezza ed in modo tale che resti l’esempio. Ma dobbiamo ricordarci che c’è un altro bene altrettanto essenziale che si chiama democrazia. Una parola abusata, di cui va toccato con mano il significato per comprenderne l’importanza.

Nell’epoca delle condanne via Facebook che gli utenti si sentono spesso di emettere con facilità e comodamente sdraiati su un divano, della bava rabbiosa per invidia sociale, del sospetto su chiunque, delle false verità diffuse con i meme, sono stati persi di vista alcuni concetti basilari per l’organizzazione sociale.
Gli insulti che vengono indirizzati alla classe dirigente dei diversi livelli provengono a volte dall’adozione di provvedimenti a carattere individuale o generale che non sembrano tutelare chi è veramente (e non sulla base di un Isee “un po’ così”) debole. Altre volte nascono dalla mancata soddisfazione di immotivate pretese personali, da aspettative di preferenze non concretizzate, da impieghi che non arrivano.
Questa premessa è necessaria per ristabilire qualcosa che dovrebbe (ma non lo è) essere scontato: chi amministra è stato designato con il nostro voto, non da entità aliene. Non è un nemico, dovrebbe essere (almeno in teoria) qualcuno che s’impegna per realizzare gli interessi della comunità. E che forse vorrebbe davvero farlo, se non fosse per i troppi lacci del sistema.
Chi non è capace va punito e rimosso con il voto, chi si fa avvicinare da ambienti oscuri o peggio convive con essi va punito e rimosso con l’intervento dello Stato. La rimozione deve avvenire per comprovati motivi, non per ipotesi non dimostrabili. Né per fare scalpore, né per seguire tendenze, né per costruire opinioni.
Le decisioni del Tar del Lazio di annullare gli scioglimenti dei Consigli comunali di Lamezia Terme e Marina di Gioiosa fanno riflettere. Perché se non c’erano infiltrazioni della ‘ndrangheta, organismi costituiti per volere popolare sono stati annientati per motivi indefiniti. La democrazia è stata in sostanza sospesa. Senza considerare il danno per l’immagine e la serenità di quegli amministratori che hanno subito quell’atto.
Altro esempio: anche il Consiglio comunale di Serra San Bruno fu posto sotto la lente d’ingrandimento della Commissione d’accesso, anche se in quel caso non si giunse allo scioglimento. Tutto partì dalla vicenda riguardante l’ex assessore Bruno Zaffino, poi prosciolto dalle accuse ed in attesa di risarcimento, ma mai reintegrato nel civico consesso.
L’Amministrazione Rosi, che per la verità non brillò per intraprendenza, subì un colpo determinante per la sua azione: il freno a mano tirato diventò ordinario e quella maggioranza non si riprese mai (amministrativamente e politicamente parlando) per il trauma subito. Perché di quella Amministrazione tutto si poteva dire: che non fosse un fulmine di guerra, che non fosse sveglia ed attiva, che non fosse puntuale ed operativa. Ma che non fosse mafiosa era evidente a tutti.
Il tempo, dunque, racconta altre storie rispetto a quelle apparse e costruite per effetto delle tendenze e degli strepitii del momento. Solo che gli episodi, come in una partita di calcio, possono essere decisivi per il risultato finale. E possono creare scenari che altrimenti non sarebbero mai esistiti.
Dunque, teniamoci cara la legalità, ma non dimentichiamoci che senza democrazia non ci può essere piena libertà.

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